In un Portogallo sconvolto dall’immenso incendio che ha devastato il centro del paese, causando la morte di almeno 64 persone, c’è spazio anche per le polemiche in particolare sulla disorganizzazione che ha portato, tra le altre cose, ieri ad annunciare per errore lo schianto di un Canadair impegnato nello spegnimento degli incendi. Il fuoco è ripartito ieri pomeriggio nella regione di Pedrogao Grande, dopo che sabato il forte incendio aveva costretto le autorità a evacuare 40 frazioni minacciate dalle fiamme.
Al contempo, l’annuncio da parte della protezione civile della caduta di un aereo-cisterna nella zona ha fatto crescere l’ansia generale. In seguito la dichiarazione di falso allarme, si trattava di un errore. “Sono in grado d’affermare che nessun aereo dell’autorità della protezione civile (…) che opera sul territorio nazionale è caduto”, ha detto Vitor Vaz Pinto, il quale inizialmente non ha escluso l’ipotesi della caduta di un aereo civile esterno alle operazioni. Ha poi evocato l’ipotesi dell’esplosione di “bottiglie di gas” in una “roulotte abbandonata” che potrebbero aver dato adito a confusione. A Gois, dove l’incendio ha ripreso più vigore, il cielo si è riempito di fumo. Ventisette frazioni del comune sono stati evacuati, tra questi una casa di riposo, mentre altri 13 conglomerati hanno subito la stessa sorte a est di Pedrogao Grande.
“Abbiamo una situazione grave, che potrebbe diventare gravissima”, ha dichiarato la sindaca di Gois, Lurdes Castanheira, contrariata dal rifiuto di alcuni abitanti di lasciare le loro case. In questo contesto di confusione e allarme, montano le polemiche attorno alle circostanze che hanno portato al dramma della “strada della morte”, la statale 236, dove 47 persone sono decedute sabato, molte delle quali carbonizzate dentro le loro auto.
Molte erano famiglie in vacanza. Il primo ministro Antonio Costa ha chiesto “chiarimenti rapidissimi” alla gendarmeria, messa sotto accusa da alcuni dei sopravvissuti i quali sostengono che gli stessi gendarmi avevano fatto dirigere una parte delle persone in fuga verso questa strada. “Quando siamo arrivati verso la IC8 (una strada vicina, ndr.), i militari ci hanno lasciato passare. Dal momento che ci hanno chiesto di proseguire il nostro cammino (verso la 236), noi pensavamo che la strada fosse sicure, ma non lo era“, ha dichiarato Maria de Fatima, una sopravvissuta, a un canale televisivo locale. I gendarmi devono spiegare “perché la strada statale 236 non è stata chiusa alla circolazione”, ma anche se questa strada “è stata indicata dalle autorità competenti come alternativa alla strada IC8“, si legge in una circolare del primo ministro. Circa 1.200 pompieri e 400 veicoli restano mobilitati nella regione per lottare contro l’incendio. Oltre ai 64 morti, ci sono stati anche 157 feriti, sette dei quali gravi.


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