“I livelli di umidità in picchiata, il vento che cambia repentinamente intensità e direzione e il fuoco che si autoalimenta, generando forti esplosioni di tipo convettivo”. L’incendio che si è verificano in Portogallo, a 160 chilometri da Lisbona, nei boschi di Pedrogao “è un caso tipico di incendio estremo”, spiega all’ANSA Donatella Spano, direttrice scientifica del Centro Euromediterraneo dei Cambiamenti climatici, docente in Scienze e tecnologie dei sistemi arborei e forestali all’Università di Sassari, e assessora alla Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna.
Le condizioni climatiche, con temperature altissime e forte vento, “hanno fatto il resto”, e il risultato è “un evento terrificante e tristissimo”. Senza sottovalutare il ruolo della vegetazione. “Quello di Pedrogao è un incendio in bosco di alto fusto, con specie altamente infiammabili come pini, eucalipti, acacie anche a ridosso delle case – osserva la professoressa sassarese – è veramente un rogo di interfaccia, di intermix con popolamenti ad alto fusto, case e persone”.
“In alcune zone degli Stati Uniti le fulminazioni sono una delle cause principali di incendi”, chiarisce. Basta “un temporale secco, asciutto, senza precipitazioni ma con fulminazioni capaci di far scatenare i roghi. In queste condizioni – aggiunge – con temperature cosi’ alte un’ipotesi può essere senz’altro quella”. Eventi straordinari del genere possono essere evitati? “Bisogna riprendere a discutere in modo positivo e forte, e in termini di sostenibilità, di gestione servicolturale, delle foreste, dei boschi – conclude Donatella Spano – con l’abbandono dell’agricoltura e lo spopolamento delle campagne, e’ aumentata la copertura forestale che pero’ ha bisogno di essere gestita, ma per fare questo occorrono le risorse”.


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