“Oggi stiamo lanciando la campagna #GenerAzioneMare con il WWF dalla stazione zoologica Anton Dohrn per dire ai cittadini che dobbiamo essere più informati e fare qualcosa, attraverso le nostre scelte, per salvare il nostro mare. Dobbiamo creare una scienza dei cittadini perché frequentando il mare, documentando i problemi e segnalandoli alla stazione Anton Dohrn e alle autorità competenti si può attivare un meccanismo positivo di recupero, protezione e valorizzazione del mare”. Lo ha detto Roberto Danovaro, presidente della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli durante la presentazione della campagna #GenerAzioneMare, presentata oggi a Napoli dal WWF.
Danovaro racconta all’Agenzia Dire quali sono le abitudini scorrette che mettono a rischio la ricchezza del Mare Nostrum “perché il Mediterraneo – spiega – è un mare estremamente vulnerabile, estremamente ricco di biodiversità. Ma sotto pressioni crescenti lo stiamo distruggendo, alteriamo gli habitat e lo stiamo contaminando pescando troppo e male. Stiamo mangiando male, un pesce sempre più contaminato da plastiche e da prodotti contaminati. Dobbiamo invertire la tendenza, intanto – continua – scegliendo di mangiare in modo più sostenibile dei prodotti del mare che non siano pericolosi quindi non i grandi vertebrati ma i piccoli pesci oppure i molluschi, le cozze o gli organismi che addirittura servono anche a depurare”.
Azioni necessarie, visti i recenti studi sul Mediterraneo “da cui si evince – sottolinea Danovaro – come sia, insieme a quello della Cina del Sud, il mare più a rischio a livello globale. Si tratta di un mare semichiuso, poco profondo rispetto agli altri oceani e estremamente popolato. Passa, attraverso il Mediterraneo, il 25% del traffico marittimo mondiale e il 30% del traffico petrolifero mondiale. L’attività di pesca e’ esorbitante e la porzione di ambiente che proteggiamo e’ minima. Siamo al di sotto di tutti gli impegni, anche internazionali, presi. Quindi i rischi sono tanti e soprattutto il Mediterraneo soffre proprio perchè è un mare piccolo, un mare chiuso che soffre di più dei cambiamenti globali come il surriscaldamento delle acque o l’acidificazione del mare. Tutto questo – conclude – si va a sommare all’inquinamento e all’uso inappropriato delle risorse. Non dobbiamo fare niente di funesto ma bisogna intervenire subito. Noi abbiamo già dato delle soluzioni come quella di creare la nuova professione del restauratore ambientale. E’ un esperimento pilota in Europa, qualcosa su cui puntare”.


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