Spagna ‘unionista’: tutti contro Pep Guardiola, simbolo dell’indipendenza della Catalogna

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La Spagna ‘unionista’, ostile ad ogni ipotesi di secessione della Catalogna, ha criticato con forza l’icona dello sport catalano Pep Guardiola, per avere letto domenica a Barcellona davanti a 40mila indipendentisti il ‘manifesto per il referendum’ del 1 ottobre. Stampa e politici di Madrid hanno criticato l’attuale tecnico del City ora diventato un simbolo dell’indipendentismo per il suo “appello al mondo” perché aiuti la Catalogna contro lo stato ‘autoritario’ spagnolo.

Immediate le reazioni, alcune eccessive, come quella di un utente di twitter che si è detto deluso che non sia stato ucciso nell’attentato jihadista di Manchester. L’ex del ‘grande Barca’ è stato poi attaccato da un noto giornalista sportivo: “per anni la Spagna ha garantito la tua salute, le tue strade, la tua sicurezza, la tua educazione” l’ha rimproverato Juanma Castano. Un coro di critiche è arrivato dalla politica per avere denunciato la “repressione politica” contro la Catalogna. Il capogruppo socialista Jose’ Luis Abalos lo ha definito “frivolo”: “non conosce uno stato autoritario o non ricorda il regime autoritario in Spagna”.

Dura con l’icona del catalanismo la stampa della capitale spagnola, che definisce ‘illegale’ il referendum catalano. Abc parla di “falsità nel suo discorso”, denuncia le simpatie di ‘Pep’ per il Qatar dove finì la carriera da calciatore e gli rimprovera di considerarlo “paese aperto” e la Spagna “uno stato autoritario”. El Pais in un editoriale ricorda al “signor Guardiola” che la Spagna “è uno stato di diritto e una democrazia” e denuncia l’“immaturità politica e l’infantilismo democratico di persone come lui”. Fra il popolo dell’indipendenza catalana da ieri la popolarità di ‘Pep’ è invece più che mai alle stelle.