Tumore al rene: l’immunoterapia dà i primi risultati positivi

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Immunoterapia al centro, anche quest’anno, del congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), che riunisce oltre 30 mila esperti a Chicago. Sono positivi i risultati di un nuovo studio, presentato da Roche, sull’utilizzo di questo approccio nel tumore del rene, contro cui al momento non si dispone di armi terapeutiche efficaci. I dati annunciati all’Asco riguardano in particolare la combinazione dell’immunoterapico atezolizumab (anti Pd-L1) con il farmaco anti-angiogenesi bevacizumab in pazienti con una particolare forma di carcinoma renale metastatico, trattati precedentemente solo con bevacizumab o con la terapia standard per il rene, nel corso di un trial clinico multicentrico internazionale (Immotion 150).

tLe cellule tumorali esprimono spesso recettori cellulari, in particolare Pd-L1, che si legano alle cellule regolatrici della risposta immunitaria dell’organismo ospite, inibendole. Il cancro, in pratica, si prende gioco del sistema immunitario. Con la regolazione di questi meccanismi, attraverso appunto farmaci mirati come i nuovi anticorpi monoclonali, è possibile riattivare il sistema immunitario e spingerlo a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’associazione terapeutica ha evidenziato un’importante attività clinica nei pazienti passati alla nuova ‘combo’. Nello specifico, si è registrata una risposta globale del 26% alla combinazione delle due molecole in tutti i pazienti, con una sopravvivenza mediana libera da progressione della malattia pari a 8,8 mesi.

Non sono stati osservati problemi di sicurezza. Un altro studio presentato oggi all’Asco ha confermato l’effetto dell’immunoterapico targato Roche in pazienti con cancro del polmone non a piccole cellule avanzato, anche dopo la progressione di malattia. I malati hanno proseguito il trattamento con atezolizumab anche dopo la documentata avanzata del tumore, fino alla scomparsa del beneficio clinico. Beneficio pari a 12,7 mesi di sopravvivenza globale contro gli 8,8 mesi dei pazienti trattati con altre terapie. Indipendentemente dai livelli di attività della proteina bersaglio Pd-L1, sono state osservate risposte a livello delle lesioni tumorali e la stabilizzazione dopo la progressione di malattia.

“Applicando la nostra ricerca sull’immunoprofilazione e sul ciclo immunitario del tumore, stiamo accelerando ed espandendo i benefici sostanziali già registrati con atezolizumab a un maggior numero di pazienti oncologici – ha sottolineato Sandra Horning, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche – Il nostro programma di sviluppo delle immunoterapie antitumorali prevede un approccio onnicomprensivo che mira a ripristinare l’attività del sistema immunitario contro il tumore: i dati presentati al congresso Asco di quest’anno potrebbero migliorare gli esiti di molti pazienti oncologici”.