Un prodotto su cinque, al supermercato, è “free from”, ossia senza zucchero, senza glutine, senza grassi, senza sale. La società moderna predilige i cibi che un tempo erano “di nicchia”, che rispondono alle particolari esigenze di un target specifico, e che adesso sono la parte più “pesante” in termini di giro d’affari del mondo alimentare, escluso acqua e alcolici.
I dati arrivano da una ricerca dell’Osservatorio Immagino (Nielsen): i prodotti “free from” sono 6.711 per un venduto che, nel corso del 2016, ha superato i 6 miliardi di euro, in crescita annua del 2,3%. In altre parole, più del 28% del giro d’affari è generato dai prodotti presentati come “senza”. In sostanza se si escludono l’acqua e gli alcolici, 19 prodotti alimentari su 100 riportano sulle confezioni sono “senza” qualcosa.Additi
Lo studio rileva almeno 13 differenti aspetti. Uno dei fattori per i quali i consumatori sono più critici è quello degli additivi: l’avviso più diffuso è infatti “senza conservanti”, presente sull’8,5% dei prodotti alimentari, che conquista soprattutto le famiglie con figli minorenni e con reddito basso. Un target sensibile anche alle promozioni commerciali, che per i prodotti senza conservanti generano circa il 40% delle vendite.
Un calo del 3%, invece, si registra per gli alimenti “senza Ogm”, prova del raffreddamento dell’interesse per il tema degli organismi geneticamente modificati, non piu’ prioritario come un tempo.


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