Scienza e economia? I “pensieri sparsi” alternativi di Claudio Pisapia

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L’economia è una scienza sociale o, visto anche certo andazzo contemporaneo, leggi crisi e ricette sempre incompiute, come noto fin troppo dalle cronache, in realtà assomiglia più a una specie di astrologia e simulacro moloch contemporaneo. Infiniti negli ultimi anni i dibattiti sulla finanzocrazia cosiddetta, sul ruolo delle cosiddette Borse Valori digitalizzate (e tutto il corollario) e più in generale sulla Percezione, il Reale  e il Virtuale del sistema economico attuale.

Questo singolare eBook “Pensieri Sparsi” del sociologo futuribile (laurea in scienze politiche) Claudio Pisapia  (Asino Rosso edizioni- network Street Lib- a cura del futurista stesso R. Guerra) segnala e indica interpretazioni eterodosse, denuncia il sistema economico come anche una sorta di Re Nudo da cui risvegliarsi e captare: dall’economicismo reificato a una naturalismo quasi tecnoeconomico o ecotecnoeconomico, quando poi l’essenza ormai astratta e immateriale del simulacro economico stesso appare solarmente flagrante proprio dalla sua evoluzione anche al primo livello oltre la moneta e le banconote, ormai un diversamente big data o bit coin condizionato se non plasmato, quasi autonomamente proprio dalla nuova Grande Macchina cibernetica planetaria e globale.

In un’epoca in cui il benessere delle persone si misura dal livello dello spread tra titoli pubblici di diverse Nazioni e dalle altalene della borsa, si pone il problema di come riportarle alla realtà.

Abbiamo già vissuto grandi crisi e illusioni di massa come ad esempio il crollo di Wall Street del 1929 e abbiamo già avuto modo di ragionare sul fatto che vi è una differenza tra economia reale ed economia finanziaria.

Nonostante sia evidente a tutti che i disastri economici vengano causati da pochi e che questi non vengano interessati dalle conseguenze mentre i danni sono sempre più a carico del cittadino medio che è costretto a rinunciare a servizi, pensioni decenti, assistenza di qualità per ripagare le perdite dei giocatori. Nonostante l’evidenza, non vi sono inversioni di tendenza.

Si è creata una ineluttabilità sia degli eventi che delle soluzioni per cui da una parte le persone accettano di essere periodicamente in crisi e dall’altra di dover subire politiche economiche unidirezionali di tagli e aumenti di tasse.

Addirittura siamo disposti ad accettare che fogli e pareggi di bilancio o ordine nei conti siano delle virtù superiori all’attenzione verso i deboli, le persone disagiate, l’inclusione, la cooperazione e la condivisione, più importante del benessere intero di una comunità. Un bambino che nasce ha cessato di essere gioia e ricchezza ed è diventato un problema, la vita stessa non è più gioia ma sopravvivenza, perché “abbiamo un debito da ripagare”.

Ma se la storia non insegna ed è lì scritta e a portata di tutti, i Documenti di Economia e Finanza sono disponibili on line, i dati fanno parte di un patrimonio documentato e disponibile davvero a ognuno. Se illustri professori ed economisti e filosofi e storici contribuiscono ad informare sulla reale realtà, allora cosa si può aggiungere per riportarci a politiche economiche che abbiano un senso?

Forse un po’ di riflessioni sull’umanità che stiamo perdendo, di poesia, il ricordo di un grande, Thomas Sankarà, per dimostrare semplicemente che siamo vittime di un processo iniziato tanto tempo fa in terre ritenute talmente lontane da sentirci al sicuro ma di cui oggi invece facciamo parte e ne siamo vittime.

Questa raccolta di “pensieri sparsi” punta al cuore e cerca di mostrare quello che è già evidente a tutti senza però essere accettato, partendo dalla ricerca del tempo perduto, il tempo per fare le cose e per poterle vedere. Il primo passo è uscire dall’illusione e vedere la gabbia per riscoprirci vittime di un’asimmetria informativa fine al potere per sottrarre ricchezza e benessere ai più.

Vittime del debito (pubblico e privato) in nome del quale ogni privazione ci viene presentata come una redenzione giusta e quindi sopportabile. Ma il debito pubblico è un reale problema o un errore di denominazione?sicuramente è uno strumento di potere già individuato nel Deuteronomio prima ancora che l’impero romano si affacciasse sul Mediterraneo.

E vittime della mancanza di conoscenza, sottratta, del funzionamento e della natura della moneta tanto che la maggioranza della popolazione ancora attribuisce all’oro il ruolo il suo sottostante come se il 15 agosto 1971 non fosse mai esistito e Nixon non avesse mai dichiarato in quella data, e pubblicamente, la fine degli accordi di Bretton Woods.

Possiamo considerare ancora la moneta merce anche dopo il 1971? E perché abbiamo creato una zona in cui la moneta torna ad essere merce, nel mondo ma soprattutto in Europa dove abbiamo messo su un “gold standard without gold”, e poi viene da chiedersi se ancora possiamo permetterci di far finta di niente. E far finta di niente anche quando appare evidente che il futuro dei nostri figli è irrimediabilmente compromesso.

Questo libro contiene tanti spunti e affronta i grandi problemi del momento le cui soluzioni affondano le radici nella storia dei tempi: la moneta come nasce ma soprattutto che cos’è, neutra o strumento del sovrano? La comprensione della moneta è un fatto di principale importanza per comprendere i termini della truffa di cui ognuno di noi è parte.

Oggi abbiamo smesso persino di rincorrere le regole europee ma tendiamo addirittura a precederle, ad applicarle laddove gli altri le ignorano, siamo una specie di esperimento e rincorriamo i precetti neoliberisti di allontanare lo Stato dalla gestione pubblica, anche dei beni comuni, anche essenziali come l’acqua e privatizziamo ogni aspetto della nostra vita sociale. Soluzioni sbagliate a problemi inesistenti, ma per comprenderlo abbiamo bisogno di trovare il tempo di informarci senza mediazioni e senza formule matematiche, che nel libro non si trovano.

Perché un bambino che nasce ha cessato di essere gioia e ricchezza ed è diventato un problema, la vita stessa non è più gioia ma sopravvivenza. Cosa vuol dire che “abbiamo un debito da ripagare” e ha senso la frase “non ci sono soldi”?

Attraverso una manciata di “pensieri sparsi” si cerca di capire cosa succede veramente al mondo in cui viviamo superando l’angolazione ufficiale. Un tentativo di arrivare alla causa attraverso lo stimolo a porsi le domande giuste. Come mai siamo diventati tutti così uguali a noi stessi, sempre più massa o gente e sempre meno cittadini che scelgono e partecipano?

Perché abbiamo perso tante libertà proprio quando sembrava le avessimo conquistate? perché la velocità delle comunicazioni ci ha rallentato?

Tante domande legate da un filo logico, alla fine anche semplice, da affrontare però con il cuore, l’istinto e poi la logica necessariamente seguirà. Il potere del denaro ci ha offuscato il modo di ragionare, ci ha distratto e qualcuno ne ha approfittato. Con un po’ di attenzione è possibile ritornare sui nostri passi.

Breve intervista a Claudio Pisapia

Pisapia, è corretto definire il tuo libro elettronico ‘controeconomico’ e contro il pensiero unico monetario?
La moneta viene dopo la comunità e non prima. E’ la comunità che decide di creare un sistema monetario, di usare una moneta. L’operosità di una persona non si attiva perché qualcuno la monetizza prima, questo è qualcosa che succede dopo. Per capire il concetto bisogna  uscire per un attimo dalla nostra quotidianità (sperando che ne siamo ancora capaci!) e immaginarci una comunità ai suoi albori. Cosa dovrebbero fare le persone che le danno inizio? Che so, magari costruirsi un tetto, trovare da mangiare, scavare un pozzo per l’acqua, costruire una piazza dove incontrarsi la sera per chiacchierare e altro. Immaginatevi allora che invece tutti rimangono fermi a guardarsi tra di loro, tante cose da fare ma non vengono fatte per mancanza di moneta. Ha senso questa immagine?
Quella comunità non conosce nemmeno l’idea della moneta quindi non rimarrà ferma ma inizierà a darsi da fare e magari ognuno aiuterà l’altro per rendere possibile la costruzione di un villaggio e poi organizzerà tutto il resto. Solo dopo magari decideranno che per fare i loro scambi, per tenere

conto dei servizi, potrebbe servire una moneta.
Ma questo è una delle possibilità, sia chiaro, non l’unica. Ma se decidessero di farlo, di creare un sistema monetario, allora dovrebbero metterla in circolazione. Perché venga usata sarà necessario prima metterla in circolazione, immetterla nel sistema, e questo qualcuno dovrà farlo e puoi chiamarlo Stato, banca centrale, il succo non cambia.
Prima la comunità e i suoi valori e poi la moneta. Mettiamo le cose al posto giusto.

*R.Guerra