Terremoto Egeo: a Kos voli in ritardo e porto ancora chiuso

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Si tenta di tornare alla normalità nell‘isola greca di Kos, colpita nella notte tra giovedì e venerdì da una violenta scossa di terremoto che ha causato la morte di due turisti e oltre 100 feriti. In realtà ancora i disagi sono evidenti, tra voli in ritardo e il secondo giorno di chiusura del porto principale, danneggiato dal sisma.

La scossa di magnitudo 6,7 della scala Richter ha causato anche danni e feriti nella citta’ turistica turca di Bodrum, a circa 20 chilometri da Kos. Il vice sindaco di Kos David Yerasklis, intervistato dal quotidiano Kathimerini, ha definito “un miracolo” il fatto che ci siano stati soltanto due morti.

In effetti i danni sono stati ingenti, tra cui il crollo di un muro che ha travolto la folla in un cortile di nightclub, dove hanno trovato la morte un 22enne svedese e un 39enne turco. Altre 120 persone sono rimaste ferite, sette delle quali in modo serio, mentre a Bodrum i feriti sono stati 360.

I feriti più gravi, tra cui ci sono uno svedese e un norvegese, sono stati trasferiti in ospedali di Atene e Creta: il primo ha subito l’amputazione della parte inferiore della gamba e i medici stanno cercando di salvare l’altro arto inferiore, mentre il secondo ha riportato invece gravi ferite alla testa.

Kos e’ una destinazione molto ricercata dai turisti nordeuropei, sopratutto da colore che vivono in Gran Bretagna, Germania e Norvegia. Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha esortato a non drammatizzare, per facilitare il ritorno alla vita normale. I tecnici hanno dichiarato inagibile il principale porto dell’isola e le imbarcazioni sono state deviate a Kefalos, un porticciolo nella parte occidentale di Kos.

Sull’isola molte persone hanno deciso di dormire all’aperto, anche nei parchi e nelle piazze, le rassicurazioni delle autorita’, secondo le quali la gran parte degli hotel non ha subito danni. All’aeroporto si registrano ancora dei ritardi. I voli programmati in partenza sono 50, mentre oggi sono gia’ atterrati 20 aerei. Alcune aree della citta’ sono ancora senza acqua mentre non si registrano feriti tra i circa 800 migranti e rifugiati che si trovano sull’isola. Diversi siti archeologici e edifici medievali sono stati chiusi.