Da Rigopiano ad Ischia: lei è Teresa, l’eroina che salva i bambini

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Dicono che gli eroi si somigliano tutti, ma questa è la storia di un’eroina fuori dal comune. Lei è Teresa Di Francesco, occhi scuri, capelli mogano, sguardo fiero e coraggioso. E’ l’unica donna nei team Usar dei vigili del fuoco, le squadre specializzate nei salvataggi tra le macerie: ogni giorno rischiano la vita per salvare quella di qualcun altro. C’era a Rigopiano, c’era ieri a Ischia. E se in quell’inverno gelido e terribile è riuscita, insieme ai suoi colleghi, a far rinascere Samuel, Edoardo e Ludovica, nei giorni scorsi a Ischia è riuscita a strappare altri tre bambini alla morte.

“Ma l’unica cosa che conta è trovarli vivi e salvarli, perché solo questo ti ripaga della fatica, di tutti i morti che hai visto, dei giorni senza mangiare e senza dormire. Quando li salvi, hai la forza per le prossime tre vite”.

Teresa è colei che in Abruzzo rassicurò Gianfilippo, il figlio di Giancarlo Parete, e gli parlò per tutte le ore, gli promise un giro sul gatto delle nevi una volta fuori dalle macerie dell’hotel. Sempre Teresa era lì, quando Ludovica e i due maschietti ballarono per la gioia vedendo i vigili del fuoco entrare con una telecamera nella stanza del biliardo di Rigopiano. Ancora, Teresa, ieri per tutta la notte ha parlato con Ciro e Mattias, tranquillizzandoli, incoraggiandoli.

“Il suo lavoro e’ stato fenomenale – dice il collega Simone Di Giovanni – ha avuto quel mix di delicatezza, tenacia, dolcezza e decisione che ci hanno consentito di portare a termine questo miracolo”. Lei sminuisce perché, dice, il merito è di tutta la squadra che ha lavorato come fosse una persona sola. E Di Giovanni annuisce.

“Siamo come un famiglia, un gruppo senza segreti e quando tutto finisce ci si scioglie in un pianto liberatorio e un abbraccio”. Ma chi ve lo fa fare, perche’ rischiare la vita ogni giorno, chiede l’ANSA? “E’ l’amore per la vita degli altri a spingerci, la passione, non certo lo stipendio. Perche’ poi tuo figlio di 4 anni ti telefona e ti chiama eroe. Perche’ quando vengono i bambini delle scuole in caserma ti guardano come se avessero davanti Superman”.

Sono loro che ieri notte hanno tirato fuori il piccolo di sette mesi. Era rannicchiato su un pezzo di solaio che si e’ fermato sopra ad un frigorifero. “Lo abbiamo trovato quasi subito – spiega Teresa – Quella povera creatura piangeva e il suo pianto ci ha indirizzato. Poi abbiamo visto il pannolino e lo abbiamo preso”.

Sempre loro che hanno salvato Ciro e Mattias, operazione più complessa del previsto in quanto i piccoli erano finiti sepolti sotto letto a castello, rete, materasso. “Quando li abbiamo individuati – racconta ancora la donna – abbiamo visto che sopra di loro c’era un termocamino da almeno 5/6 quintali. L’abbiamo dovuto spostare a mano, con delle corde, facendo attenzione che non cadesse neanche una pietra in testa ai due piccoli“.

Durante tutto il lavoro, durato ore, Teresa ha parlato con i bambini, sopratutto con Ciro. “Ha avuto una forza micidiale – dice con il sorriso – dopo che abbiamo estratto Mattias gli ho ripetuto piu’ volte che sarebbe toccato a lui, che stavamo arrivando. Ed ad un certo punto lui mi ha urlato che eravamo due bugiardi, perche’ ci stavamo mettendo troppo tempo. E’ stato straziante per noi averlo a pochi passi e non poterlo prendere subito. Poi, quando ho capito che era fatta, gli ho detto ‘Ciro, stavolta e’ vero, stiamo per portarti via’. E poco dopo e’ uscito”.

Quel momento, Teresa come tutti gli altri vigili del fuoco, ce l’ha ben stampato nel cuore e nel cervello. “I loro occhi che tornano a vivere – racconta pensando anche a quelli di Gianfilippo e degli altri piccoli di Rigopiano – sono lo spettacolo piu’ bello del mondo. Ogni volta che questo miracolo accade, e purtroppo non e’ sempre cosi’, un mese fa a Torre Annunziata i piccoli li abbiamo tirati fuori morti, penso che ci sia qualcuno, lassu’ che mi fa questi regali immensi. E penso che sono fortunata a potermeli vivere”. O forse è lei che con la sua incessante lotta quotidiana, con la sua umiltà, con il suo pacato modo di non arrendersi e lottare ancora per la vita fa, ogni giorno, un regalo al mondo intero.