Sei mesi per portare la lenticchia di Castelluccio di Norcia nei piatti dei consumatori italiani ed esteri. Inizia con la semina in primavera, a marzo, il processo che porta oggi alla raccolta del prodotto simbolo del borgo dei Sibillini, distrutto dal sisma. “Una volta seminata si attende che nascano le piantine e poi è la natura a fare il suo corso”, racconta, all’ANSA, Diego Pignatelli, uno degli agricoltori e presidente della Proloco.
“A fine luglio – aggiunge – le piante vengono falciate e lasciate a terra una giornata e poi con i ranchinatori raggruppate e quindi si passa con la trebbia che separa la lenticchia dalla pianta”. A questo punto il prodotto viene trasferito nei magazzini di Norcia “e qui con gli impianti di pulitura la lenticchia viene separata da tutte le impurita’ a cominciare dai sassolini”, spiega l’agricoltore.
Prima di passare al confezionamento occorre sottoporre il prodotto al controllo di qualita’ del Parco Trea, che eseguirà le analisi secondo i canoni Igp che impongono anche una produzione massima per ettaro di 800 chili. “La lenticchia, sempre per le regole Igp, puo’ essere venduta solo se confezionata in sacchetti da 250 e 500 grammi, oppure in buste da un chilo”, sottolinea Pignatelli.
A fine settembre le confezioni iniziano a raggiungere gli scaffali dei negozi, mentre gli agricoltori inizieranno a pensare alla prossima semina “in cui utilizzeremo i semi di lenticchia raccolti in questi giorni“, conclude l’agricoltore. Durante il lungo processo di maturazione del prodotto, Castelluccio vive, a fine giugno, uno dei momenti più incredibili che la natura possa offrire: la famosa fioritura. Che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?