“Le nuove scosse che si stanno susseguendo anche in questi giorni, compresa l’ultima di magnitudo 3,1 della notte scorsa non ci preoccupano. Fanno parte dello sciame sismico dei tre terremoti del 2016. Piuttosto siamo molto arrabbiati per il fatto che delle 230 casette promesse alla cittadina di Visso (1200 abitanti), quasi certamente nessuna verra’ ancora installata entro il mese di settembre. Questo comportera’ il rischio che non ci possano essere iscrizioni di studenti alle scuole e quindi la possiblita’ concreta che il borgo e le sue frazioni restino disabitate”.
Lo afferma ieri Giuliano Pazzaglini, sindaco di quella Visso che era uno dei borghi piu’ belli d’Italia nell’Appennino maceratese, e che stato in gran parte distrutta dal sisma di ottobre scorso. “Nonostante gli appelli reiterati e poi le promesse fatte a vari livelli – sostiene Pazzaglini – la situazione per il mio Comune non e’ cambiata da quella dei mesi scorsi, per via delle procedure burocratiche troppo lente e delle altre difficolta’ logistiche che non sono state risolte. Siamo solo un po’ piu avanti di altri paesi colpiti dal Terremoto nelle Marche, nella rimozione delle macerie – aggiunge il sindaco vissano – ma solo perche’ fin dalle prime settimane abbiamo da soli iniziato a liberare strade e accessi per le frazioni distrutte, rimuovendo in parte anche i materiali delle abitazioni piu’ danneggiate. Per il resto il quadro rimane molto pesante”.
Visso e’ sede del Parco nazionale dei Monti Sibillini. L’ente parco costruira’ a breve una nuova struttura per ospitare gli uffici riunendo il personale che e’ ora dislocato in varie sedi tra Marche e Umbria. “Posso dire con tutta onesta’ che non siamo usciti ancora dall’emergenza – dice Pazzaglini – altro che ricostruzione o ripresa. E questo perche’ chi doveva farlo non ha ancora messo in campo o avviato soluzioni strutturali ai problemi di Visso e di altri centri montani colpiti dal sisma. Spero che prima o poi queste soluzioni, e questi problemi vengano affrontati altrimenti non si uscira’ mai dall’isolamento e si rischiera’ un abbandono del centro abitato”.


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