Dallo scorso anno le Marche sono alle prese con il problema “enorme della gestione di un milione e 100 mila tonnellate stimato di macerie post sisma”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile Angelo Sciapichetti durante una conferenza stampa. “Ad oggi abbiamo spostato 165 mila tonnellate, pari al 95% delle macerie pubbliche, quelle che ostruivano vie e piazze – ha aggiunto -, ora deve partire la rimozione di quelle private. Si tratta di un lavoro gigantesco che affrontiamo, salvaguardando diversi aspetti: quello ambientale e di salute pubblica, quello della tutela del lavoratori, che sono tutti muniti di dispositivi di protezione, quello dei beni culturali e anche quello dei proprietari delle cose rinvenute. Sul posto viene immediatamente separato il materiale contenente amianto. Sempre in loco si individuano e separano la macerie che hanno valore storico, culturale, artistico. Spesso i proprietari assistono alle operazioni e possono recuperare oggetti personali o preziosi. Un lavoro certosino – ha detto ancora – viene effettuato affinche’ le macerie siano raccolte secondo il numero civico di riferimento“.
Il materiale viene trasportato nei quattro Siti di Deposito Temporaneo: due in provincia di Ascoli Piceno, ad Arquata del Tronto e a Monteprandone, altri due nel Maceratese, gestiti dal Cosmari, a Tolentino e a San Ginesio. “Ci sono stati vari casi di proprietari tornati in possesso dei loro beni – ha raccontato Massimo Sbriscia, dirigente della Pf Rifiuti che segue anche la partita macerie -: l’ultimo poco tempo a Monteprandone, ove e’ stato recuperato un collier di oro e smeraldi. Ma ci sono anche fotografie, libri, servizi di piatti e di posate, una culla, oggetti di valore affettivo”.
Ottimi i dati sul riutilizzo del rifiuto-macerie: nel punto di raccolta di Monteprandone su 42 mila tonnellate di macerie in entrata, solo 51 sono andate in discarica, le restanti sono state recuperate o come inerti per costruzioni stradali, oppure come legname e metalli. Ancora migliore il dato del centro di Tolentino, dove su 49 mila tonnellate entrate, solo 24 sono andate in discarica.
Di proporzioni “bibliche” anche il lavoro sulle macerie di valore storico-artistico e il recupero di beni mobili (dai dipinti, agli archivi, dai libri, ai candelabri, a oggetti vari) da parte dell’Unita’ di crisi e coordinamento marchigiana del Mibact (coadiuvata da personale ministeriale proveniente da tutta Italia, ma anche dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, dai vigili del fuoco, dalla protezione civile e dai volontari. Oltre alla messa in sicurezza degli edifici monumentali, la task force si occupa di recuperare beni mobili, ‘impancalare’ e incellophanare macerie e frammenti appartenenti ad uno stesso immobile, che poi vengono catalogati anche con microchip. Un lavoro premiato a Maastricht dall’European Association Archeologists: a proporre la candidatura e’ stata l’Universita’ di Urbino.


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