Vaccini, il Consiglio di Stato: “Sì all’obbligo per nidi e materne, a rischio la salute dei più deboli”

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“Gia’ a decorrere dall’anno scolastico in corso, trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione”. E’ quanto specifica un parere del Consiglio di Stato sulla normativa vigente in materia di obbligo vaccinale, reso in risposta a un quesito del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

Nel suo parere, il Consiglio di Stato sottolinea che “la copertura vaccinale puo’ non essere oggetto dell’interesse di un singolo individuo, ma sicuramente e’ d’interesse primario della collettivita'”. E “la sua obbligatorieta’ puo’ essere imposta ai cittadini dalla legge, con sanzioni proporzionate e forme di coazione indiretta variamente configurate, fermo restando il dovere della Repubblica (anch’esso fondato sul dovere di solidarieta’) di indennizzare adeguatamente i pochi soggetti che dovessero essere danneggiati dalla somministrazione del vaccino e di risarcire i medesimi soggetti, qualora il pregiudizio a costoro cagionato dipenda da colpa dell’amministrazione”.

Quindi, porre ostacoli ai vaccini accreditati dalla scienza medico-legale e dalle autorita’ pubbliche “vulnera immediatamente l’interesse collettivo, giacche’ rischia di ledere, talora irreparabilmente, la salute di altri soggetti deboli”. Solo la piu’ ampia vaccinazione dei bambini costituisce “misura idonea e proporzionata a garantire la salute di altri bambini” e permette di proteggere, “grazie al raggiungimento dell’obiettivo dell’ ‘immunita’ di gregge’, la salute delle fasce piu’ deboli, ossia di coloro che, per particolari ragioni di ordine sanitario, non possano vaccinarsi”.

Mentre “bambini costretti a frequentare classi in cui sia bassa l’immunita’ di gregge potrebbero essere esposti a pericoli per la loro salute”. Contrariamente a quanto affermato dai “sostenitori di alcune interpretazioni riduzionistiche del diritto alla salute”, inoltre, “la Costituzione non riconosce un’incondizionata e assoluta liberta’ di non curarsi o di non essere sottoposti trattamenti sanitari obbligatori (anche in relazione a terapie preventive quali sono i vaccini), per la semplice ragione che, soprattutto nelle patologie ad alta diffusivita’, una cura sbagliata o la decisione individuale di non curarsi puo’ danneggiare la salute di molti altri esseri umani e, in particolare, la salute dei piu’ deboli, ossia dei bambini e di chi e’ gia’ ammalato”.