Cina, ancora troppo smog: standard accettabili entro il 2035

MeteoWeb

E’ ancora troppo alto il livello di smog in Cina, e per arrivare a uno standard di qualita’ dell’aria accettabile bisognera’ attendere fino al 2035. E’ il commento del ministro per la Protezione Ambientale cinese, Li Ganjie, che ha parlato oggi, al penultimo giorno del diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, prima della chiusura dei lavori fissata per domani mattina, ora locale.

“Ci sono ancora molte sfide da affrontare per controllare e prevenire l’inquinamento atmosferico. Lo smog e’ ancora grave e disattende le speranze della popolazione”, ha dichiarato Li. “La concentrazione di Pm 2.5 e’ ancora piu’ alta degli standard. Le sfide rimangono impegnative”. Li ha poi fissato nel 2035 la data entro cui tornare a standard accettabili per l’aria in Cina.

Gli standard cinesi sono meno severi di quelli fissati dall’organizzazione Mondiale della Sanita’, che fissa la soglia di allarme a 25 microgrammi di Pm2.5: la soglia da non superare, per il governo cinese, e’ quella dei 35 microgrammi per metro cubo. Dal 2020, invece, la Cina punta ad avere l’80% di giorni con una qualita’ dell’aria buona. Per il prossimo inverno, il governo ha varato misure ancora piu’ stringenti per contenere le emissioni inquinanti, vietando le attivita’ piu’ inquinanti in diverse aree della Cina, soprattutto quelle settentrionali, anche se, secondo le stime di Societe Generale, le misure anti-inquinamento potrebbero costare a Pechino un quarto di punto di prodotto interno lordo.

“In alcune aree, e in particolare nel nord della Cina, l’inquinamento e’ molto alto”, ha proseguito il ministro della Protezione Ambientale. “Lo scorso inverno l’inquinamento e’ stato acuto con forti proteste della popolazione. Nonostante i progressi e i miglioramenti, la situazione non e’ sufficientemente migliorata”.

A livello mondiale, le morti collegate all’inquinamento sono state nove milioni nel 2015, secondo uno studio pubblicato dall’autorevole rivista medica The Lancet. In Cina, sempre in quell’anno, sono state 1,8 milioni, un totale molto piu’ alto di quello in precedenza stimato dagli Stati Uniti, che si fermava a quota 1,1 milioni. La cifra di 1,8 milioni significa che una percentuale di persone compresa tra il 20% e il 22,5% e’ morta nel 2015 per cause collegate all’inquinamento atmosferico, secondo le stime dell’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino sui decessi avvenuti in quel periodo di tempo.

A fare peggio, tra le economie in via di sviluppo, e’ l’India: nel 2015, sono stati 2,5 milioni i decessi collegati all’inquinamento. “L’energia e’ ancora dominata dal carbone e molte materie prime sono corna trasportate su tir. Alcuni gruppi evitano i controlli sulle emissioni e alcune amministrazioni locali non mettono in pratica le misure stabilite dal governo centrale”, e’ il quadro dipinto da Li Ganjie. “Ci sono progressi, ma non sufficienti”. Il combustibile fossile e’ la prima voce del mix energetico cinese: anche se da anni in calo, il carbone rimane saldamente in testa per il consumo primario, con una percentuale attorno al 60% del totale dell’energia consumata nel Paese asiatico.