Previste un secolo fa dalla teoria della relativita’ di Albert Einstein, le onde gravitazionali sono le ‘vibrazioni’ dello spaziotempo provocate da fenomeni molto violenti, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o il Big Bang che ha dato origine all’universo.
La loro scoperta era stata annunciata l’11 febbraio 2016 e adesso il secondo segnale rilevato costituisce la conferma che il mondo scientifico attendeva da tempo. Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, le onde gravitazionali percorrono l’universo alla velocita’ della luce, creando increspature dello spazio-tempo finora invisibili. Riuscire a intercettarle non e’ semplice perche’ interagiscono molto poco con la materia. Soltanto adesso diventa possibile osservarle in modo diretto e, con esse, osservare una porzione dell’universo finora invisibile e misteriosa, come le zone popolate dai buchi neri o da stelle incredibilmente dense, come quelle di neutroni.
La scoperta delle onde gravitazionali e’ stata anche la conferma definitiva della teoria della relativita’ generale. Erano infatti l’unico fenomeno previsto da questa teoria a non essere stato ancora osservato. Dal momento della loro scoperta, avvenuta nel settembre 2015 e annunciata l’11 febbraio 2016, sono stati intercettati quattro segnali di onde gravitazionali, tutti generati dalla collisione fra buchi neri. Ma tutti i ricercatori sono convinti che questo sia soltanto l’inizio. Il futuro della ricerca e’ nella cosiddetta “astronomia multimessaggero”, nella quale una nuova immagine degli oggetti cosmici potra’ essere ottenuta da segnali di tipo diverso, catturati dagli interferometri ma anche dai telescopi basati a Terra e da quelli spaziali.


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