Nobel per la Medicina: dall’orologio biologico future armi anticancro 

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Le ricerche sull’orologio biologico sono legate anche a molti studi anticancro:  molti gruppi di ricerca in tutto il mondo stanno infatti analizzando questo meccanismo per mettere a punto future armi contro i tumori. In Italia se ne occupa, per esempio, il gruppo di Benedetto Grimaldi, a capo della linea di ricerca di Medicina molecolare dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) che lavora per l’Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (Airc).

“Sappiamo – ha detto il ricercatore – che ogni 24 ore tutte le cellule dell’organismo alla stessa ora si dividono, in sincrono, e che le cellule tumorali hanno riprogrammato il loro orologio a loro vantaggio: lo hanno accelerato per mangiare di più e per riprodursi più volte al giorno“. Diventa cioè sempre più chiaro che “gli orologi biologici regolano il corretto Funzionamento di tante attività delle cellule” e che “nei tumori gli orologi cominciano a funzionare male”.

La situazione risulta molto complessa in quanto esistono moltissime forme di tumore, ognuna delle quali altera il suo orologio biologico a modo suo. Il gruppo di Grimaldi ha messo a punto e brevettato molecole che agiscono sugli ingranaggi molecolari dell’orologio biologico: “ora si tratta di capire quali lancette dell’orologio biologico riusciamo a modificare , agendo su queste molecole”. L’obiettivo e’ riprogrammare l’orologio biologico delle cellule dei tumori in modo da farle morire oppure reagire ai farmaci. Un’altra strada, molto piu’ difficile da percorrere, e’ quella che punta a ricostruire l’origine di un tumore a partire dal cattivo funzionamento dell’orologio biologico.

Anche Roberto Orecchia, direttore sanitario dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, è uno degli scienziati che se ne occupa. “Molti dei processi cellulari e delle funzioni del nostro organismo – spiega in un suo contributo su Blog Italia – sono infatti influenzate dall’alternanza del giorno e della notte e le variazioni di questo equilibrio possono determinare conseguenze significative. In ambito oncologico esistono da tempo varie segnalazioni su questo, tanto che gia’ dal 2007 l’International Agency for Research on Cancer (lo IARC) di Lione aveva inserito il lavoro su turni che comportano un’alterazione del ritmo sonno-veglia come un fattore favorente lo sviluppo dei tumori”.

Nel 2010, ricorda Orecchia, “questa possibilita’ era stata confermata come “possibile”, e quindi con un livello di evidenza non completamente realizzato, ma meritevole di attenzione. Ulteriori segnalazioni sono state prodotte piu’ recentemente, ed hanno riguardato in particolare una maggior incidenza, fortunatamente assai limitata, di tumore della mammella in una popolazione di personale sanitario che prestava in modo continuativo lavoro notturno”.

Anche il tumore al polmone e’ stato indiziato come favorito da questa alterazione del ritmo, “sia per una aumentata incidenza che per una maggior aggressivita’ dovuta ad un controllo a distanza sull’attivita’ del fegato”. Questi studi, sottolinea l’oncologo, “provengono da qualificate istituzioni, e quindi sono meritevoli di attenzione. Il meccanismo attraverso cui l’alterazione del ritmo circadiano favorirebbe lo sviluppo di tumori non e’ ancora stato chiarito.

Le ipotesi vanno da una variazione della produzione di melatonina, un ormone che ha una influenza sul controllo delle cellule neoplastiche, o, ancora su alterazione di geni che regolano le attivita’ circadiane, innescando quindi reazioni a cascata sui meccanismi di soppressione tumorale. Alla luce di questo e’ quindi raccomandabile che alle problematiche del regolare ritmo sonno-veglia sia data l’importanza dovuta, da un lato tutelando coloro che per ragioni lavorative sono soggetti ad importanti variazioni dello stesso, garantendo gli opportuni intervalli tra i turni notturni e limitandone il periodo eccessivo, dall’altro, che coloro sono per necessita’ lavorative siano comunque nella condizione di dover affrontare queste variazioni, svolgano comunque una azione individuale di prevenzione primaria rispetto ai tumori potenzialmente implicati, e quindi astenersi dal fumo, fare una vita attiva e non alterare eccessivamente il peso corporeo”.