Ricerca, lotta ai super-bug: scoperti i geni della resistenza agli antibiotici

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Forse si è aperta una breccia nella minaccia dei super-bug. Un team di ricercatori della Chalmers University of Technology di Gothenburg (Svezia) ha scoperto diversi geni, prima sconosciuti, che rendono i batteri resistenti agli antibiotici di ultima istanza. I geni sono stati scoperti indagando su grandi volumi di Dna batterico, e i risultati sono pubblicati su ‘Microbiome’.

L’aumentato numero di infezioni causate da super-germi resistenti ai farmaci è ormai un problema crescente a livello globale. Tanto che gli esperti parlano di apocalisse antibiotica, paventando un’era in cui questi medicinali salvavita diventeranno armi spuntate. I patogeni diventano resistenti attraverso mutazioni del proprio Dna o acquisendo i geni della resistenza da altri batteri, spesso innocui. Analizzando larghi volumi di dati genetici, i ricercatori hanno scoperto 76 nuovi tipi di geni della resistenza. Molti possono ‘regalare’ ai batteri l’abilità di degradare i carbapenemi, la più potente classe di antibiotici usati per trattare i super-bug.

“Il nostro studio mostra che ci sono molti geni responsabili della resistenza sconosciuti. Conoscerli meglio rende possibile cercare e, speriamo, trovare dei modi per contrastare le nuove forme di batteri multiresistenti”, spiega Erik Kristiansson, docente di biostatistica alla Chalmers University of Technology e principale investigatore dello studio.

“Più sappiamo su come i batteri possono difendersi dagli antibiotici, migliori sono le nostre chance di sviluppare nuovi farmaci efficaci”, aggiunge Joakim Larsson dell’University of Gothenburg, coautore della ricerca. Il team ha individuato i nuovi geni analizzando sequenze di Dna da batteri ‘ospitati’ da esseri umani e vari ambienti in tutto il mondo. Il prossimo passo per il gruppo sarà quello di cercare i geni che forniscono una resistenza ad altri tipi di antibiotici. “I geni che abbiamo scoperto sono solo la punta dell’iceberg. Ci sono ancora molti geni non identificati che poterebbero diventare un problema in futuro”, conclude Kristiansson.