“A me papà sembra sempre qui. Faccio il suo lavoro, nel suo Istituto, e in ogni momento mi pare di vederlo passare in corridoio”. Mercoledì 8 novembre ricorre il primo anno dalla morte dell’oncologo Umberto Veronesi, “per me semplicemente un anno senza papà – racconta all’AdnKronos Salute il figlio Paolo, senologo come il padre – Ma senza relativamente, perché lui era talmente presente che per tutti noi è come se fosse ancora qui. Quando realizzo che è mancato scende qualche lacrima“, però poi si va avanti “pensando a quello che avrebbe fatto lui, a cosa avrebbe detto per guidarci“.
Direttore della Divisione di senologia chirurgia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, l’Irccs fondato dallo scienziato paladino delle donne nel 1994, Paolo Veronesi offre il suo commosso ricordo in occasione della presentazione – oggi al Pirellone – della Giornata della ricerca istituita dalla Regione in memoria di Umberto Veronesi e del Premio internazionale ‘Lombardia è ricerca’.
Il camice bianco difensore dei diritti, sostenitore della medicina umana che cura la persona prima della malattia, “vive negli occhi e nel cuore” di chi lo ama e “oggi sarebbe fiero e felice – è convinto il figlio – di questa iniziativa così bella che la Regione Lombardia a cui lui era molto affezionato ha voluto intitolargli, e alla quale la Fondazione Umberto Veronesi partecipa attivamente”, sottolinea Paolo, presidente dell’ente.
“Papà – dice – era la ricerca a Milano, in Italia e nel mondo. I suoi studi sono un’eredità quotidiana per tutta la comunità scientifica internazionale, ma oltre a questo credo che ci abbia lasciato un patrimonio ancora più grande: un approccio alla malattia sempre basato sul non dare nulla per scontato, senza mai arrendersi e cercando soluzioni sempre nuove. Se non per prolungare la vita dei pazienti, almeno per migliorarne la qualità. Un approccio umano”, quello di un medico “sempre presente e sempre vicino al letto del malato. Perché è lì, più che al banco di laboratorio, che capisci davvero i reali bisogni delle persone. Al di là degli anni di vita in più che le terapie possono offrire, è giusto interrogarsi sul tipo di vita che i trattamenti possono dare e su come migliorarla”.
L’8 novembre Umberto Veronesi sarà festeggiato con una cerimonia al Teatro alla Scala di Milano, “casa sua, il posto più bello per lui che la musica la amava così tanto” e che il 7 dicembre non si perdeva una ‘prima’. Il momento chiave della giornata sarà la consegna del premio Lombardia è ricerca al neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, scopritore dei neuroni specchio: “La Regione ha messo in campo 1 milione di euro, che è più di un Nobel – evidenzia Paolo Veronesi – La Fondazione ha pensato a una scultura, un’immagine umana” stilizzata a rappresentare la filosofia del ‘prof’: l’uomo al centro.
Sopra una targa, e insieme una pergamena con la motivazione del riconoscimento. Il 70% del valore da reinvestire in ricerca sul territorio lombardo. Quanto al destino dell’Istituto europeo di oncologia, dopo che nel marzo scorso i soci del gruppo Ieo-Monzino hanno respinto l’offerta di acquisto dei gruppi Humanitas e San Donato, “la situazione mi sembra abbastanza stabile. Non ci sono novità ufficiali”, riferisce Paolo che ai tempi si era espresso a favore della vendita. “Mi pare che la proprietà sia intenzionata a non vendere – aggiunge – Io resto sempre convinto che, indipendentemente da offerte esterne, sarebbe bello poter contare su nuovi investimenti. Sarebbe un’iniezione di fiducia, un’opportunità di ulteriore sviluppo che ci consentirebbe di proseguire al meglio la nostra attività”.


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