A un anno dal terremoto di magnitudo 6,5, la Regione Umbria ha scelto di ricordare l’evento italiano più forte dopo quello dell’Irpinia nel 1980 attraverso una pubblicazione di testimonianze e racconti inediti, dal titolo ‘Samuel ha un anno. E una casa.
Storie di persone di una terra coraggiosa’. L’introduzione del libro è stata affidata alle parole di Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria: “Dedico questo intervento alla mia Umbria e ad una regione che ha saputo rimboccarsi le maniche per superare il dolore e le difficoltà, guardando tenacemente avanti”.
“In questo anno – ricorda – istituzioni e cittadini hanno lavorato intensamente, insieme, per chiudere la fase dell’emergenza e avviare la ricostruzione materiale e sociale delle comunità coinvolte, seguendo un percorso comune e condiviso che ha avuto come principale obiettivo quello di non recidere il legame con i luoghi di origine, luoghi in cui si vive e si lavora, luoghi straordinari che costituiscono il patrimonio di questa terra e che ne testimoniano l’identità”.
E così nelle pagine si raccontano le storie: dal deposito del Santo Chiodo, a Spoleto, dove si custodiscono e rinascono i 5.400 bancali affinché non sia persa l’identità culturale del luogo, ai giovanissimi volontari europei che sono arrivati a Norcia per ricostruirla. Dai racconti di alcuni inarrestabili allevatori locali al lavoro incessante degli insegnanti nelle scuole terremotate, fino all’incredibile storia di Pamela, Massimiliano, e Samuel, nato il 24 agosto del 2016, a mezzanotte e cinquanta, mentre la loro casa veniva distrutta dal sisma. Oggi, grazie ai tempi record per le sistemazioni di urgenza, ne hanno una nuova.
“E infatti – sottolinea la presidente – la cornice in cui ci siamo mossi è stata chiara sin da subito: garantire nella fase dell’emergenza un alloggio, vicino al luogo di residenza, a chi non poteva rientrare nella propria casa, ripristinare i centri di aggregazione, a cominciare dalle scuole e dai luoghi di culto, dare ricovero agli animali, sostenere le attività produttive, ricettive, turistiche, agricole per aiutare la ripresa economica del territorio, mettere in salvo e in sicurezza, accanto agli edifici, anche quei beni culturali, mobili e immobili, che rappresentano la straordinaria ricchezza di questa terra”. “Un cammino che è durato dodici mesi, da cui non abbiamo mai derogato, e che abbiamo compiuto con la ferma volontà di mantenere salde le radici comuni per poter ripartire come prima e meglio di prima”, conclude.


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