Una donna di 50 anni e’ morta, in Uganda, di febbre emorragica di Marburg, la malattia provocata dall’omonimo virus, simile all’ebola e per la quale attualmente non esiste una cura specifica. Almeno 55 persone, che avevano partecipato al funerale della vittima ed erano quindi potenzialmente entrati a contatto con il virus, sono sotto osservazione. Tredici di loro hanno pero’ gia’ superato il periodo di osservazione lungo 21 giorni nel quale non sono stati registrati i sintomi del virus. L’ha riferito il ministro della Salute ugandese Jane Ruth Aceng.
La donna viveva a Chemuron, localita’ orientale dell’Uganda vicina al confine con il Kenia: per scongiurare il rischio di diffusione del virus e’ stato attivato un protocollo sanitario speciale, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanita’. Il ministro della Salute ha comunque invitato i cittadini dell’area dove e’ morta la donna ad allontanarsi evitando pero’ di attraversare il confine.
In Uganda l’ultima vittima del virus Marburg risaliva al 2014. Da quando e’ stato scoperto, nel 1967 a Marburgo in Germania, il virus ha ucciso piu’ di 3.500 persone. L’epidemia piu’ mortale era stata nel 2005 in Angola, dove morirono 346 delle 411 persone infettate. Il virus, simile a quello dell’ebola sia come mortalita’ che come struttura, provoca febbre emorragica e porta al decesso in pochi giorni. Il tasso di mortalita’ varia tra il 24% e l’88% dei contagiati. La trasmissione, originariamente tramite i pipistrelli della frutta, tra gli uomini avviene con lo scambio di fluidi corporei come saliva, sangue, vomito e urina.


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