Alzheimer, può essere contrastato con infusioni di sangue giovane? Ecco lo studio

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Infusioni di sangue giovane per contrastare l’Alzheimer? I primi risultati sono stati resi noti a Boston. Come riferisce ‘Science’ i primi dati mostrano che il trattamento produce risultati, seppur “minimi”. In realtà i pazienti ‘curati’ col sangue giovane non hanno ottenuto punteggi migliori ai test cognitivi somministrati dai ricercatori rispetto a prima del trattamento, ma avrebbero mostrato dei miglioramenti nella capacità di compiere azioni quotidiane.

Il lavoro sul sangue giovane nasce qualche anno fa, e nel 2014 il team diretto da Tony Wyss-Coray della Stanford University aveva ottenuto l’autorizzazione a iniettare plasma umano di persone giovani in pazienti anziani con questa forma di demenza.

L’esperimento già svolto dal gruppo sui topi aveva infatti documentato un miglioramento fisico e cognitivo negli animali vecchi, spingendo il team di Wyss-Coray ad avviare il trial con lo spin off dell’ateneo, Alkahest. Ora i primi risultati: i caregiver di 16 pazienti con Alzheimer lieve o moderato hanno riferito che gli anziani presentavano un leggero miglioramento nel compiere attività di tutti i giorni dopo aver ricevuto infusioni settimanali di plasma giovane, come hanno spiegato i ricercatori al X Clinical Trials on Alzheimer’s Disease meeting di Boston. Ma il test apposito eseguito dai ricercatori – cruciale per stabilire se la terapia ha avuto un impatto significativo – non ha rilevato differenze.

Risultati non proprio netti che comunque, secondo Karoly Nikolich, ceo di Alkahest, sono incoraggianti e suggeriscono come un trattamento con plasma di persone tra i 18 e i 25 anni abbia potenziali effetti sui sintomi dell’Alzheimer. I pazienti “erano più consapevoli di se stessi e di ciò che li circondava”, spiega il ceo su ‘NewScientist’.

Insomma, il team si dice incoraggiato ad andare avanti. Ma non sono mancate le critiche. Inizialmente il progetto era di dare a un gruppo il trattamento e ad un altro un placebo di soluzione salina, invertendoli dopo un certo numero di settimane. Tuttavia molti pazienti sono usciti dal trial. Quindi è stato avviato un nuovo studio che non includeva nessun gruppo placebo: solo ‘iniezioni’ settimanali di plasma per quattro settimane. Per valutare i suoi effetti, il team ha usato i dati sul placebo tratti dalla versione originale del trial. Ma questo può rendere i risultati inutilizzabili, secondo Michael Conboy dell’Università della California a Berkeley.

“È come raccogliere tutti gli assi da un mazzo di carte e poi mescolare il mazzo”, dice lo studioso. Nikolich comunque ribadisce che i questionari settimanali completati dai caregiver dimostrarono reali e oggettivi miglioramenti nelle abilità dei partecipanti nella vita quotidiana. Ma Conboy insiste che il disegno dello studio rende i risultati quasi irrilevanti. “I caregiver – sostiene – segnaleranno ogni minimo cambiamento come segno che il trattamento sta funzionando”. La ricerca comunque andrà avanti.