Al via a Bonn, in Germania, la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima, alias Cop23 (cioe’ 23esima Conferenza delle parti): il vertice delle promesse da mantenere, quelle prese nella Cop21 a Parigi. La questione ambientale è diventata ormai un’urgenza, e una necessita’ allo stesso tempo, come sottolinea un Rapporto delle agenzie federali Usa in piena contrapposizione con le posizioni dell’amministrazione americana: gli scienziati parlano di come la Terra stia sperimentando il periodo piu’ caldo nella storia della civilizzazione e che la causa dominante dell’aumento della temperatura e’ proprio l’uomo.
La sede ‘fisica’ e’ quella della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu, la United nations framework convention on climate change (Unfccc); ma l’anima del vertice e’ nel cuore dell’oceano Pacifico: la presidenza quest’anno e’ infatti affidata alle Isole Fiji.
Il 17 novembre, giorno di avvio, saranno ben 190 i Paesi che proseguiranno il lavoro iniziato due anni fa durante la Cop21 quando, nella Conferenza parigina, tra i punti fondanti venne scelto di mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi (con l’impegno entro 1,5). Scienziati ed esperti, politici (il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dovrebbe esser presente, come da tradizione, per i tre giorni conclusivi) e diplomatici di alto livello, saranno concentrati essenzialmente su due nodi.
“Da un lato la preparazione di un testo negoziale, in forma di bozza, con le linee guida per rendere operativo l’accordo di Parigi a partire dal 2020, uno ‘zero draft’ da approvare entro l’anno prossimo alla Cop24 prevista in Polonia; dall’altro c’e’ invece la costruzione di una ‘road map’ per la messa a punto del ‘dialogo di facilitazione’ che, tradotto, non e’ altro che la valutazione dei progressi compiuti e un primo avvio del processo di revisione degli impegni assunti al 2030.”
Impegni di riduzione delle emissioni che, pero’ – come spiega Mauro Albrizio, responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente e osservatore dei negoziati sul clima – sono “inadeguati a mantenere l’innalzamento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi, tanto meno entro gli 1,5. Si marcia pericolosamente oltre i 3 gradi, e secondo il programma ambientale dell’Onu gli attuali impegni consentono solo un terzo della riduzione necessaria delle emissioni al 2030”.
E se di promesse si parla, osserva Albrizio, bisogna ricordare che “il tempo rimasto per agire non e’ molto. C’e’ bisogno di una rivoluzione climatica piu’ veloce e ambiziosa. A Bonn bisogna dare gambe alla visione di Parigi. Proprio la presidenza delle Isole Fiji potrebbe rappresentare una spinta: la prima Cop del Pacifico potrebbe esser vista come una specie di incoraggiamento a tutti”.
Il ministro tedesco dell’Ambiente, Barbara Hendricks, ha detto che l’accordo di Parigi per combattere i cambiamenti climatici e’ “irreversibile”. Il ministro e’ intervenuto proprio mentre i negoziatori si stavano riunendo per discutere di come implementare l’intesa specificando: “Ora dobbiamo fare di tutto per implementare l’accordo e non ci resta piu’ molto tempo”.


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