Digiuno intermittente: cos’è, quali sono i benefici e perché fa dimagrire

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La ricetta per vivere a lungo e in piena salute risiederebbe nella riduzione dell’apporto proteico: ma cosa succede al nostro corpo con regimi di semi-digiuno? Secondo Mark Mattson del National Institute on Aging-Neuroscience, il digiuno intermittente genera un leggero stress biologico che spinge l’organismo a riattivare le sue difese cellulari contro i danni molecolari. Secondo altri esperti, invece, permetterebbe al corpo di disintossicarsi, eliminando scorie, tossine e prodotti di scarto.

Il digiuno intermittente è un programma flessibile e consente a chiunque con qualsiasi tipo di alimentazione di seguirlo. E’ un modo efficace per perdere grasso corporeo, per preservare la massa magra e avere energia durante tutto il periodo di digiuno.

Tutti sanno cosa è il digiuno, ma nessuno ci fa caso a quando lo fa

Il digiuno è semplicemente quel momento in cui non si mangia: di solito il periodo più lungo in cui non ci si alimenta è tra la cena e la colazione, quindi 10-12 ore. Non a caso i paesi anglosassoni chiamano la colazione breakfast, “breaking a fast”, cioè rompi-digiuno.

Nel dettaglio quindi il digiuno intermittente (intermittent fasting – IF) è una dieta che alterna fasi di digiuno (o sottoalimentazione) lunghe (dalle 16 alle 36 ore) a fasi di alimentazione. Si aggiunge semplicemente qualche ora al digiuno notturno.

Esistono vari metodi: 16 ore di digiuno e 8 di alimentazione almeno 2 volte a settimana; 16 ore di digiuno e 8 di alimentazione tutti i giorni; 24 ore di digiuno 1 o 2 volte a settimana (nel giorno del digiuno si fa solamente un pasto e si mangia dopo 24 ore); 36 ore di digiuno; la Warrior diet (durante il giorno si possono introdurre pochissime calorie provenienti da verdura e/o frutta secca, e si cena con un solo pasto.

Quando si segue questo regime alimentare (se in buona salute e previa consultazione con il proprio medico) si possono notare benefici per la salute, tra cui la diminuzione del peso corporeo; diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue; aumento della lipolisi e dell’ossidazione dei grassi; diminuzione dello stress correlato al cibo.

Il digiuno intermittente va bene per tutti?

Il digiuno intermittente non va seguito da chi vive il rapporto col cibo in modo nervoso, da chi non riesce a controllare la quantità di cibo ingerito, da chi controlla continuamente l’orologio per sapere se può ricominciare a mangiare.

Prima di fare scelte importanti dal punto di vista alimentare va sempre chiesto consiglio ad un esperto, in primis il medico di famiglia: nel caso in cui siate in buona salute e uno specialista abbia dato il suo consenso, si può tentare la strada del digiuno intermittente, magari iniziando poco alla volta, raggruppando quello che avreste mangiato durante l’intera giornata in una fascia di 8 ore e digiunando le restanti 16. L’obiettivo deve sempre essere le 16 ore, magari con la tolleranza di un’ora (15-17 ore).

Perché il digiuno fa bene?

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Come riporta l’ipotesi di Mark Mattson del National Institute on aging-neuroscience, il digiuno intermittente procura un blando stress biologico che spinge l’organismo a riattivare le sue difese cellulari contro i danni molecolari. I topi per esempio, mostrano livelli più elevati di una proteina che protegge i neuroni dalla morte. In questo modo, sosterrebbe Mattson, il digiuno saltuario allontanerebbe il rischio di ictus e il declino cerebrale, inoltre produce nuovi neuroni e porta benefici su tutto il corpo.

Il digiuno riduce le infiammazioni, migliora la risposta immunitaria e potenzia la capacità delle cellule di liberarsi da sostanze di scarto, rallenta la crescita dei tumori e riduce il rischio di malattie cardiache. La cosa che resta importante però è continuare a bere molta acqua. Il digiuno non è un regime ipocalorico, una dieta a base di frutta o liquida, non si consumano grassi né vitamine né tanto meno zuccheri; si digiuna davvero, non si mangia assolutamente niente.

donna-digiuno-saluteNel corpo si avvia un processo di autolisi ovvero un processo di distruzione dei tessuti usurati. Questi tessuti sono sostituiti da tessuti nuovi creati dallo stesso organismo, insomma il corpo si “mangia da solo” per rigenerarsi. Oltre all’autolisi, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente in cui nuotano queste ultime.