“Trump potrebbe scatenare un Olocausto nucleare in cinque minuti”: il titolo provocatorio e’ del magazine Newsweek. Ma molti in Congresso hanno preso molto sul serio la questione, tanto che per la prima volta in oltre 40 anni e’ stato avviato un attento esame sulle prerogative del ‘Commander in chief’ in caso di conflitto.
Il tema è attuale a causa della crisi della Corea del Nord, anche in seguito ai continui botta e risposta tra Trump e Kim Jong-un. Il Presidente Usa ha risposto piu’ volte alle minacce del regime di Kim Jong-un evocando anche il ricorso al potentissimo arsenale nucleare americano. Il timore di molti e’ che il presidente possa decidere anche un attacco ‘non provocato’. A lanciare l’allarme sono soprattutto i democratici.
Essi, spiegano, temono che possa davvero “ordinare irresponsabilmente” un bombardamento preventivo con armi atomiche sulla Corea del Nord. Del resto – proseguono – in agosto il presidente americano aveva minacciato sulla Corea del nord “fuoco e furia come il mondo non ha mai visto” se Pyongyang avesse continuato a sviluppare il suo programma nucleare militare.
“Siamo preoccupati che il presidente sia cosi’ instabile, cosi’ irascibile, che abbia un processo decisionale cosi’ ‘donchisciottesco’ che potrebbe ordinare un attacco nucleare, cosa ampiamente lontana dagli interessi di sicurezza nazionale degli Usa”, ha osservato un altro senatore democratico, Chris Murphy. Per la maggior parte dei repubblicani, invece, nessun ostacolo dovrebbe essere posto alla capacita’ del presidente di difendere il Paese, anche usando i suoi poteri di ordinare il lancio di testate nucleari. “Il’Commander in chief’ deve sempre avere il potere di rispondere se finiamo sotto attacco”, ha sostenuto il senatore ed ex candidato presidenziale Marco Rubio.


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