Le squadre multinazionali di ricerca impegnate nella localizzazione del sottomarino argentino ARA ‘San Juan‘ hanno registrato negli ultimi giorni sei ‘contatti’, ossia segnali captati nelle profondità dell’Oceano che potrebbero corrispondere alla presenza o meno del natante scomparso il 15 novembre.
A spiegarlo è stato oggi il portavoce della Marina di Buenos Aires, Enrique Balbi, dando conto del lavoro che continuano a svolgere i mezzi impegnati nelle operazioni di ricerca (cui partecipano Stati Uniti, Inghilterra, Cile, Brasile, Russia), precisando che tali contatti richiedono una verifica da parte di una nave dotata di sensore diverso.
Di questi sei contatti due sono stati scartati perché corrispondono uno ad un’imbarcazione cinese affondata nel 2000 e che giace a 200 metri di profondità ed è segnalata nelle carte nautiche della zona e l’altro ad un peschereccio che si trova 170 metri sotto la superficie e finora non era stato registrato. Per gli altri quattro si è in attesa di una verifica affidata ai minisottomarini statunitensi e russi con capacità di immergersi e registrare immagini. “Usiamo tutti i mezzi per trovarlo”, ha detto il portavoce, precisando che le ricerche hanno già coperto praticamente il 100%dell’area stabilita, senza permettere al momento di trovare tracce del natante.


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