Corea del Nord, Washington Post: “I nuovi missili ricordano i progetti sovietici venduti negli anni ’90”

Gli ultimi, molto avanzati, missili testati dalla Corea del Nord sono molto simili ai progetti, sviluppati nei laboratori strategici sovietici, che furono messi in vendita dopo il tracollo dell’Unione Sovietica. E’ quanto scrive il Washington Post che ha ottenuto copie dei documenti del Makeyev Rocket Design Bureau, una joint venture di scienziati russi e investitori americani che nel 1992 volevano riconvertire i progetti di missili sovietici sottomarini in razzi lanciatori da vendere alle società dell’industria dei satelliti.

Gli investitori americani rimasero subito bloccati da una serie di difficoltà legali e burocratiche, ma gli scienziati russi andarono avanti con un nuovo partner disposto a pagare per la tecnologia militare russa, la Corea del Nord. Ora, due decenni dopo, alcune delle caratteristiche di quei progetti missilistici sovietici stanno riapparendo nei missili, altamente, e sorprendentemente, sofisticati che Pyongyang ha messo sulla sua rampa di lancio.

Per esempio il Hwasong-10, che è stato testato con successo nel giugno del 2016, usa lo stesso motore e molte altre caratteristiche del R-27 Zyb, un missile balistico sottomarino sovietico, progettato dagli scienziati Makeyev e pubblicizzato nei documenti ottenuti dal Post.

“La domanda che da tempo ci si pone è se la Corea del Nord abbia acquisito questa tecnologia della vendita di armi russe – spiega al Post, David Wright – Hanno ottenuto questi progetti anni fa e solo ora sono arrivati al punto di poterli costruire?”. E’ noto che la Corea del Nord ha fatto uso di componenti russe per costruire i suoi vecchi missili, ma i documenti tornati alla luce comprendono i disegni tecnici di modelli molto più avanzati, che appunto ricordano quelli lanciati negli ultimi mesi dai nordcoreani.

Non ci sono prove che questi disegni siano effettivamente arrivati in Corea del Nord, se non circostanziali, ammette il Post. Nell’estate del 1993, infatti, una sessantina di scienziati del laboratorio di Makeyev, alcuni accompagnati da familiari, furono arrestati all’aeroporto di Mosca mentre stavano per partire per Pyongyang per lavorare come consulenti. In seguito le intelligence russe, americane e sudcoreane stabilirono che alcuni scienziati riuscirono a raggiungere la Corea del Nord.

Lascia comunque perplessi alcuni esperti il fatto che Pyongyang abbia potuto aspettare così tanto per usare questi progetti sovietici, ma la Corea del Nord per molto tempo non ha avuto i materiali, le capacità umana e tecnologica per poterli realizzare. “La Corea del Nord solo recentemente è arrivata al punto di essere in grado di acquisire macchinari che erano avanzatissimi negli anni novanta e quindi sono ancora ottimi – ha concluso Wright – una volta che si sono ottenuti progetti, e si hanno a disposizione i materiali e la strumentazione, si è un passo avanti”.