Salute 2017, Mantovani: “Mai più bimbi uccisi dal morbillo”

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“Non dover mai più vedere bimbi uccisi dal morbillo”, che quest’anno ha strappato alla vita 3 piccoli italiani, “o dalla pertosse”, che nel 2015 ha stroncato a Bologna una neonata di appena 28 giorni. Se lo augura per il 2018 l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e ‘cervello tricolore’ più citato nel mondo. Tra i personaggi selezionati dall’AdnKronos Salute come più rappresentativi per l’universo salute nel 2017 agli sgoccioli, Mantovani torna a puntare l’accento sui vaccini, presidi salvavita contro malattie prevenibili che si riaffacciano nel nostro Paese dopo il crollo delle profilassi alimentato dall’ondata no-vax.

“E’ per me motivo di angoscia – afferma il medico – pensare ai quasi 5 mila casi di morbillo in Italia e alle 4 morti causate dalla malattia”. quest’anno: una bambina di 16 mesi con patologie pregresse, deceduta all’ospedale Bambino Gesù di Roma; un bimbo leucemico di 6 anni in cura all’ospedale San Gerardo di Monza; una piccola di 9 anni con cromosomopatia morta sempre al Bambino Gesù; un uomo di 42 anni non vaccinato deceduto a Catania.

“La speranza è che non debba succedere mai più”, auspica Mantovani che ribadisce il suo sì alla legge sui vaccini obbligatori voluta dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per porre un freno al ritorno di malattie dimenticate potenzialmente letali. Pioniere degli studi sull’immunoterapia anticancro – che addestra le naturali difese dell’organismo a combattere il tumore, o le arma contro il male – per l’anno che verrà l’esperto ha anche due altri sogni nel cassetto: “L’ulteriore avanzamento della scienza e in particolare di questa nuova frontiera nella lotta al cancro, e un accesso più equo alle terapie antitumorali innovative”.

Vincitore nella sua carriera di due grant dell’Erc, l’European Research Council, per progetti sull’immunità innata, anche nel 2017 Mantovani si è imposto sulla scena internazionale come protagonista in questo filone di studi. In ottobre, per esempio, è apparso su ‘Nature’ come corresponding author (insieme a Cecilia Garlanda, sempre dell’Irccs milanese di Rozzano) di un lavoro che descrive come il cancro ‘tira il freno’ alle difese immunitarie. Lo fa attraverso il gene IL-1R8, scoperto dalla stessa équipe nel 1998 e ora smascherato nella sua funzione: una sorta di ‘pedale’ che il tumore schiaccia per paralizzare le difese naturali, crescendo in libertà fino a invadere l’organismo. Disinnescandolo, si possono riattivare le risposte anticancro bloccando tumori e metastasi.

“Nel 2018 confidiamo di avere ulteriori acquisizioni sulle potenzialità delle terapie immunologiche nel trattamento dei tumori”, dice lo specialista che, nelle scorse settimane, è stato anche confermato dal ministro Lorenzin fra i 30 componenti di nomina del nuovo Consiglio superiore di sanità. Fra i nomi di spicco nella delegazione ricevuta a ottobre dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni al Quirinale dei ‘Giorni della ricerca’ dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), Mantovani sceglie come ‘parola 2018’ anche il termine “condivisione. Condivisione intesa come accesso alle cure per chiunque ne abbia bisogno. Non dobbiamo dimenticarci dei più poveri sulla Terra”, ammonisce lo scienziato esortando a politiche mirate al raggiungimento delle pari opportunità per i malati del pianeta. “Abbiamo un’epidemia annunciata di cancro nei Paesi in via di sviluppo – osserva – ed è nostro dovere garantire a questi pazienti un equo accesso alle terapie”. Un obiettivo da perseguire anche in Italia, dove “resistono differenze tra Nord e Sud”. Un gap da colmare, cominciando dal 2018.