Sclerosi multipla: “Il 48% delle persone affette ha un’occupazione”

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“Oggi il 48% delle persone con sclerosi multipla in eta’ lavorativa e’ occupato, anche se dall’indagine Aism-Censis 2017 sul tema emergono fatti importanti, come la necessita’ del part time per chi ha una maggiore faticabilita’ o per chi ha dei problemi di salute; la necessita’ di ridurre le ore di lavoro e di avere una conciliazione anche legata alle modalita’ di lavoro, collegata cioe’ agli aspetti specifici del luogo di lavoro. E su questo l’accomodamento ragionevole (cioe’ tutti gli aspetti dell’accessibilita’ complessiva dell’ambiente di vita e di lavoro, ndr) e’ sicuramente una soluzione importante da applicare”. Lo ha detto il presidente della Fondazione dell’Associazione italiana Sclerosi Multipla, Mario Alberto Battaglia, intervistato dall’agenzia Dire in occasione del convegno dal titolo ‘Sclerosi Multipla, disabilita’ e lavoro: l’impegno degli stakeholder per l’attuazione dell’Agenda Sm 2020′, organizzato oggi a Roma dall’Associazione italiana Sclerosi Multipla.

“Sicuramente in questi anni la realta’ che riguarda la sclerosi multipla e lavoro si e’ modificata- ha proseguito Battaglia- perche’ e’ cambiato il modo di affrontare la malattia: si puo’ rallentare la progressione e la disabilita’, quindi le persone possono rimanere di piu’ a lavoro o riuscire a lavorare compatibilmente con la realta’ della malattia”. Spesso, pero’, c’e’ poca conoscenza sulla malattia per cui i sintomi della Sm possono essere interpretati male.

Parliamo di fatica, chiedono, che molto spesso viene scambiata per poca voglia di lavorare… Servono maggiori tutele per questi lavoratori? “Avere la sclerosi multipla significa cominciare la malattia tra i 20 e i 40 anni- ha risposto il presidente della Fism– e convivere tutta la vita con dei sintomi che possono essere ingravescenti, ma soprattutto possono essere anche a ondate quando ci sono gli attacchi che si succedono alle remissioni. E la faticabilita’ e’ un sintomo costante cosi’ come le difficolta’ vescicali, pensiamo soltanto allo sdoppiamento della vista che qualche volta puo’ essere un problema”.

Tutti questi sintomi, dunque, non si vedono “ma devono essere considerati nella valutazione di idoneita’ alla mansione dal datore di lavoro- ha sottolineato Battaglia- A volte le soluzioni e gli accomodamenti sono piccoli, semplici e consentono alla persona di lavorare. Perche’ chi lavora, oggi, e’ una persona che puo’ essere assolutamente non discriminata, inserita nella societa’ e soprattutto non essere un peso in termini di costi sociali”.

Cosa chiedete alle istituzioni? “Alle istituzioni abbiamo gia’ chiesto molto quando il Jobs act ce lo ha consentito- ha risposto ancora il presidente Fism- sia per il diritto al part time sia per il lavoro autonomo. Pero’ chiediamo che ci sia l’applicazione di queste norme, che nei contratti di lavoro, molti di piu’ di quelli che oggi lo consentono, sia prevista la realta’ della sclerosi multipla, ma soprattutto anche un sostegno economico a quelle persone che devono ridurre il lavoro per colpa della sclerosi multipla e che possono invece continuare a lavorare con il part time”.