I venti che soffiano in Antartide hanno un ruolo fondamentale sul controllo del clima e degli ecosistemi polari. Lo documenta lo studio del team internazionale di cui fanno parte i ricercatori del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” dell’Università di Firenze, che contribuisce a descrivere i processi ambientali alla base della variabilità del ghiaccio marino in Antartide durante gli ultimi 10 mila anni.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Nature Communications”. Rita Traversi, Roberto Udisti e Mirko Severi sono i ricercatori dell’Ateneo fiorentino che hanno partecipato allo studio del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, in collaborazione con i colleghi francesi, nell’ambito dei progetti internazionali Holoclip e Taldice e di un dottorato di ricerca svolto in collaborazione tra le Università di Trieste e Siena da Karin Mezgec. “Le cause del recente aumento dell’estensione del ghiaccio marino in Antartide, caratterizzato da ampi contrasti regionali (aumento in alcune aree e diminuzione in altre) e variazioni su scala decennale, sono ancora da chiarire”, spiega Rita Traversi, ricercatrice di chimica analitica.
Per ricostruire tali variazioni nelle epoche passate, gli scienziati fanno ricorso a indicatori climatici indiretti presenti negli archivi naturali polari: le stratigrafie delle carote di ghiaccio e i sedimenti marini raccolti nell’area del Mare di Ross. “A questi indicatori abbiamo aggiunto anche i dati atmosferici, relativi ai venti e alle correnti oceaniche – spiega ancora la ricercatrice Rita Traversi – In particolare, nel Mare di Ross abbiamo osservato l’aumento di ‘polinie’, aree tenute libere dai ghiacci dai venti catabatici, che soffiano dai pendii del continente antartico, o dalla corrente oceanica. Entrambi gli agenti atmosferici sospingono il ghiaccio lontano dalle coste verso il mare aperto, creando un ciclo di costante produzione di ghiacci”.
I ricercatori hanno integrato le informazioni atmosferiche con quelle ottenute dalle stratigrafie e dai sedimenti e hanno osservato i trend contrastanti delle variazioni del ghiaccio marino nell’attuale periodo interglaciale, che tende a contrarsi complessivamente nel continente Antartico ma si allarga nel Mare di Ross.
“Negli ultimi 3600 anni in particolare – commenta Traversi – la maggiore efficienza di produzione di ‘polinie’ ha provocato un aumento della produzione di ghiaccio lungo le coste del Mare di Ross, mentre in altre aree del continente antartico il ghiaccio è diminuito”. “Questi cambiamenti peraltro coincidono con massimi o minimi nei resti fossili di pinguini ed elefanti marini – conclude la ricercatrice- confermando ‘elevata sensibilità degli ecosistemi marini alla condizioni ambientali e la possibilità di utilizzare le informazioni atmosferiche per studiare l’andamento dell’estensione del ghiaccio marino”.


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