Milano, treno deragliato a Pioltello: il racconto di superstiti e dei medici

“Quando ho sentito che il Treno vibrava tanto, ho azionato subito il freno ma era gia’ troppo tardi, era gia’ fuori dai binari”. E’ questo, in sostanza, il primo racconto reso agli investigatori dal macchinista che guidava il Treno deragliato stamani nel Milanese.

Un incidente “Eventi di questo tipo hanno un impatto drammatico anche su di noi che li gestiamo”, racconta Marzia Spessot, medico del San Raffaele e coordinatrice del progetto di Medicina d’Urgenza. “Tutti i pazienti arrivati hanno ricevuto i trattamenti adeguati. I piu’ critici sono andati in terapia intensiva. Gli altri erano molto provati dal punto di vista psicologico”, ha proseguito. La struttura sanitaria ha ricevuto in tutto 10 pazienti, uno in codice rosso, 3 in giallo, 6 in verde e poi altri 2 codici gialli e 2 verdi accolti da altri ospedali.

Tra i feriti nel deragliamento del Treno avvenuto questa mattina a Pioltello c’e’ Daniela Sassi, di 38 anni, figlia del sindaco di Ricengo (Cremona) Ernestino Sassi. La donna, che versa in gravi condizioni, e’ stata sottoposta a intervento chirurgico al Policlinico di Milano. Era salita alla stazione di Crema. “Poco dopo l’incidente mio genero ha ricevuto la chiamata da un altro passeggero – ha raccontato il sindaco – Mia figlia non riusciva a parlare, aveva le gambe incastrate fra le lamiere ed e’ rimasta bloccata per oltre un’ora prima che i soccorritori riuscissero a raggiungerla e a liberarla”. Si e’ anche saputo attraverso il sindaco di Ricengo che sua figlia si trovava sul Treno accanto a Giuseppina Pirri, la donna di 39 anni originaria di Cernusco sul Naviglio che figura tra le tre vittime.

“Mio padre è stato uno degli ultimi ad essere estratto vivo. Dovevo prendere quel Treno anche io, ringrazio il fatto di essere pigro”. Racconta dall’ospedale San Raffaele di Milano di Davide, figlio di uno dei feriti rimasti coinvolti nell’incidente ferroviario di questa mattina a Pioltello (Milano).

“Mio padre, sotto shock, ha detto che i soccorsi sono stati ottimi, dall’estrazione sul posto a poi le cure mediche prestate in ospedale. L’unica recriminazione che faccio è a chi gestisce le informazioni della linea ferroviaria”, afferma l’uomo, quarant’anni. “Il problema principale – racconta – è la mancata comunicazione ai famigliari dei coinvolti. Solo grazie alla lucidità di mio padre (un uomo anziano, ndr) sono riuscito a sapere cosa è successo. Lui era a bordo della carrozza più devastata, e quando i soccorritori lo hanno tirato fuori dalle lamiere ha dato il numero del telefono di casa a una signora chiedendole di chiamarci per dirci cosa era successo e che era salvo”.

A quel punto – continua Davide – ho chiamato due volte il call center delle ferrovie e mi è stato detto che non c’erano ne vittime ne feriti. Il tempo di arrivare a casa e vedere le notizie per capire che la situazione era invece molto grave. Ho quindi richiamato il call center e mi è stato detto che non avevano alcuna informazione da darmi. Per fortuna un’ora e mezza dopo l’incidente mio padre si è fatto prestare il cellulare da un’infermiera che lo stava portando in ambulanza in ospedale, e ci siamo precipitati al San Raffaele. Ma se non fosse stato lucido non avrei saputo niente. L’anziano, riferisce il figlio, “ha una frattura scomposta a una caviglia, ma il trauma più forte è quello psicologico”.