“Ida era amatissima, una delle figure più rappresentative del reparto. Per tutti noi era un esempio di dedizione al suo lavoro ai suoi malati, perché più di chiunque altro si prendeva a cuore ogni singolo caso come se riguardasse un suo parente“. L’abnegazione, il grande amore per la professione e per i pazienti, sono le doti che di Ida Maddalena Milanesi – 61 anni, fra le 3 vittime della tragedia ferroviaria di questa mattina nei pressi di Pioltello – vogliono ricordare i colleghi dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, dove la dottoressa lavorava come dirigente medico dell’Unità operativa complessa di radioterapia.
A raccontarla all’AdnKronos Salute è Francesco DiMeco, direttore del Dipartimento di neurochirurgia al quale fa capo l’Uoc. “Ida era qui da moltissimi anni e non è facile condensare tanti ricordi in poche parole“, spiega commosso. “In questo momento – aggiunge – viviamo una condizione di choc che investe tutto l’Irccs e tutti i medici, gli infermieri, il personale di radioterapia e radiologia. Ma soprattutto i malati“, insiste DiMeco.
Il suo telefonino non smette di squillare, con “messaggi di pazienti che ne ricordano una bontà d’animo veramente rara. Ida per i malati si annullava, dava il suo numero di cellulare a tutti. Assisteva in particolare pazienti oncologici, casi anche pesanti, impegnativi, e questa immensa dedizione le faceva ancora più onore”. La neurologa “era mamma di una ragazza che si sta laureando in Medicina” e riguardano lei le ultime parole che aveva scambiato con il suo capo Dipartimento.
“Proprio ieri – conclude provato il neurochirurgo – mi aveva confidato quanto le avrebbe fatto piacere che la figlia potesse fare un’esperienza qui e io le avevo assicurato che non ci sarebbero stati problemi”. In qualche modo “è come se me l’abbia affidata” e oggi, nell’ora del dolore, anche per una mente scientifica è difficile non pensare a “una sorta di presentimento. Come se sentisse di dover pensare al suo futuro”.


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