Il terremoto di magnitudo 7,9 avvenuto nel golfo dell’Alaska è stato generato da un meccanismo diverso rispetto a quelli dei sismi che avvengono tradizionalmente in Alaska, alcuni dei quali in passato sono stati molto violenti.
“Il terremoto è avvenuto nell’oceano aperto ed è stato generato da un movimento della roccia di tipo orizzontale“, ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Generalmente terremoti di questo tipo non riescono a sollevare grandi masse d’acqua e, nel caso in cui riescano a generare degli tsunami, questi sono di entità modesta.
Poco dopo il terremoto i mareografi al largo dell’Alaska avevano cominciato a registrare onde abbastanza piccole e in poco tempo l’allerta tsunami e’ rientrata. Diverso sarebbe stato se il terremoto fosse stato scatenato dallo scivolamento della placca del Pacifico sotto quella nordamericana, un meccanismo che nel passato ha provocato terremoti violentissimi e terribili tsunami. E’ rimasto memorabile quello del marzo 1964, di magnitudo 9,2, accompagnato da uno spaventoso tsunami, con onde fino a 50 metri.
Il Terremoto e’ avvenuto al largo dell’isola di Kodiak, che si trova 300 chilometri a Sud-Est dalle coste dell’Alaska. L’allerta tsunami, rientrato in breve tempo, e’ stato seguito dal Centro Allerta Tsunami (Cat) dell’Ingv, attivo 24 ore su 24 per valutare in tempo reale la possibilita’ che un Terremoto possa generare uno tsunami, stimando i tempi di arrivo e il livello di allerta attesi lungo le coste esposte. Gli tsunami sono provocati dai terremoti nell’80% dei casi; tra le altre cause che li generano, sulle quali l’Ingv ha iniziato a lavorare, ci sono le frane generate dai sistemi vulcanici. In caso di terremoti nel Mediterraneo, i messaggi emessi dal Centro Allerta Tsunami vengono poi trasmessi al Dipartimento della Protezione Civile.
Il Centro utilizza i dati della Rete Mareografica Nazionale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e delle altre reti mareografiche del Mediterraneo. Sulla base di questi dati, fra ottobre 2014 e giugno 2017 il Centro ha analizzato centinaia di eventi sismici di magnitudo superiore a 5.5 in tutte le aree costiere del mondo. Di questi, cinque sono avvenuti nel Mediterraneo (in particolare nelle isole greche, al largo del Marocco e a Cipro) e per ognuno di essi il Cat ha inviato i messaggi di allerta in un intervallo compreso fra 9 e 12 minuti dal tempo origine di ciascun Terremoto.
Al momento ricevono i messaggi del Cat-Ingv nove Paesi (Egitto, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Portogallo, Turchia) e tre organismi internazionali (la Commissione intergovernativa sugli oceani dell’Unesco, il Centro di coordinamento di risposta alle emergenze della Commissione Europea e il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea).


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