Pelle elettronica, in grado di rigenerarsi? Potrebbe essere presto realtà: nei laboratori di tutto il mondo si lavora a qualcosa di simile e l’ultimo prototipo sviluppato promette di avere alcuni ‘super poteri’ finora solo immaginati. Malleabile, auto-rigenerante, completamente riciclabile: sono le caratteristiche ‘eco’ della nuova pelle elettronica sviluppata da un team di ricercatori dell’University of Colorado Boulder, con potenziali applicazioni che spaziano dalla robotica allo sviluppo di protesi, fino al miglioramento di dispositivi biomedici. E’ chiamata ‘e-skin’, è un materiale sottile e traslucido che può imitare la funzione e le proprietà meccaniche della cute umana. Diverse tipologie indossabili sono al momento in fase di sviluppo.
Quella creata dal team Usa – protagonista di un articolo pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’ – ha sensori incorporati per misurare la pressione, la temperatura, l’umidità e il flusso d’aria, spiega Jianliang Xiao, che sta guidando l’attività di ricerca con il collega Wei Zhang. E il processo di auto-rigenerazione che sono riusciti a ottenere gli scienziati non è certo così ‘drammatico’ come quello visto nel film anni ’80. La ‘guarigione’ della e-skin tagliata o rotta, inclusi i sensori, avviene utilizzando un mix di tre composti (disponibili in commercio) in etanolo, chiarisce Zhang.
La pelle elettronica ha diverse proprietà distintive, tra cui un nuovo tipo di struttura polimerica che è stata ‘cucita’ con nanoparticelle d’argento per fornire una migliore resistenza meccanica, stabilità chimica e conducibilità elettrica. “Ciò che è unico è che il legame chimico della poliammina che usiamo consente alla e-skin di essere autorigenerante e completamente riciclabile a temperatura ambiente“, afferma Xiao. “Dati i milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati in tutto il mondo ogni anno, la riciclabilità è di buon senso da un punto di vista economico e ambientale“.
Lo studio – che ha fra i coautori anche i ricercatori Zhanan Zou, Yan Li, Chengpu Zhu e Xingfeng Lei – è stato finanziato in parte dalla National Science Foundation e mostra anche un altro vantaggio della nuova e-skin: può essere facilmente adattata a superfici curve come braccia umane e mani robotiche semplicemente applicandovi calore e pressione moderati senza eccessivi stress.
“L’idea – dice Zhang – è di provare a ‘mimare’ la pelle biologica con una versione elettronica che abbia le funzioni desiderate”. Per riciclarla, basta immergerla in quella che gli esperti definiscono la ‘soluzione di riciclaggio’, facendo degenerare i polimeri in oligomeri e monomeri solubili in etanolo. Le nanoparticelle d’argento affondano nella soluzione e quello che viene fuori da questo processo può quindi “essere utilizzato per realizzare una nuova e-skin funzionale”, conclude Xiao.


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