Via libera della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, alla relazione finale. I contenuti della relazione sono stati illustrati oggi, in conferenza stampa, dal presidente Gian Piero Scanu. Nella relazione vengono evidenziate “sconvolgenti criticità” che sono emerse durante l’inchiesta e relative alla sicurezza e alla tutela della salute dei militari impegnati sia e soprattutto nelle missioni internazionali che nel territorio italiano.
Condizioni che, è ancora il risultato dell’inchiesta parlamentare, “hanno contribuito a seminare morti e malattie”. Non solo. Durante le audizioni con medici ed esperti, è emersa anche l’esistenza di una relazione tra l’esposizione dei militari all’uranio impoverito e l’insorgenza di tumori. Nesso, riporta la relazione, che si evince anche dalle “reiterate sentenze della magistratura ordinaria e amministrativa“, che “hanno costantemente affermato l’esistenza, sul piano giuridico, di un nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari o, per essi, dai loro superstiti”.
Il ‘verdetto’ della Commissione di inchiesta non lascia spazio a dubbi: sono emerse, si legge, “sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese”. Anche per questo, la Commissione esorta e invita “il prossimo Parlamento a vigilare con il massimo scrupolo sulle modalità di realizzazione” della missione in Niger, votata dal Parlamento assieme al rinnovo delle altre già in essere lo scorso gennaio, a Camere già sciolte.


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