E’ in fase di studio una promettente tecnica che potrebbe predire quando un paziente uscirà dal coma, fino a 6 mesi prima che ciò avvenga. L’obiettivo? Avere uno strumento che possa aiutare a decidere se continuare o meno le cure nei pazienti che si trovano in condizioni molto gravi, evitando l’accanimento terapeutico, dicono i ricercatori guidati da Louis Puybasset dell’ospedale Pitié Salpêtrière di Parigi, che hanno pubblicato i risultati raggiunti finora con la risonanza magnetica sulla rivista ‘Lancet Neurology’.
Lo studio riguarda una forma specifica di coma, quello che segue a un arresto cardiaco. L’indagine ha coinvolto 200 pazienti adulti in coma per più di 7 giorni ed è stato condotto in 14 centri in Francia, Italia e Belgio. E’ stata sfruttata la risonanza magnetica con tensore di diffusione (Dti) per effettuare una speciale misurazione (chiamata anisotropia frazionaria quantitativa) che studia il movimento dei liquidi all’interno della materia bianca del cervello, movimento che consente la connessione tra i neuroni.
Misurando il grado di disorganizzazione di questa azione, i ricercatori sono riusciti a stabilire delle soglie che predicono la possibilità che i pazienti si sveglino entro 6 mesi.
“Questa evidenza – commentano gli autori – richiederà una conferma attraverso altri studi su larga scala, che possano consentire di creare un rigido protocollo di ritiro o di limitazione delle decisioni di cura”. “Al di sopra di una certa soglia – spiega Puybasset – saremo sicuri che il paziente non si sveglierà. Se invece saremo in una zona grigia, dovremo aspettare. Questa tecnica, che andrà confermata, appare comunque superiore a tutti gli altri test utilizzati fino ad oggi”.
Sebbene lo studio pubblicato si concentri solo sui coma a seguito di infarto, si sta lavorando sull’applicazione del sistema anche su altri tipi di coma, come quello che segue un trauma cranico o un aneurisma. E sembra che sia utilizzabile, con soglie che variano in base alle patologie.


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