“La SLA e’ una delle malattie piu’ orribili che esistono. Eppure Hawking ha vinto anche questa. Prigioniero in se stesso per decenni, ha trovato nel suo pensiero, nella sua incredibile intelligenza, nella sua determinazione, nella sua mente, le ali per volare lontano da quell’incubo giornaliero”. E’ quanto scrive in un intervento pubblicato per Blog Italia su Agi il genetista Angelo Vescovi, nominato dal Papa membro della Pontificia Accademia della Vita, che sta cercando una cura a malattie come la Sla, il Parkinson, la sclerosi multipla e il tumore al cervello.
“Forse questo ‘isolamento’ lo ha spinto a spingersi avanti, in alto, chissa’ – si chiede Vescovi -. Ma l’uomo era un genio, e si e’ librato in uno spazio d’immagini, algoritmi e formule, modelli teorici che spiegano o aprono nuovi orizzonti sulla natura del reale, del nostro universo. Argomenti e concetti che anche con le sue spiegazioni ho, ed in genere si ha, difficolta’ anche solo ad afferrare a livello intuitivo”.
Vescovi ha sottolineato che la Sla “e’ una malattia neurodegenerativa devastante, che distrugge progressivamente i nervi che ci permettono di muoverci, lasciando l’essere umano che ne soffre prigioniero nel proprio corpo, cosciente e sensibile appieno. Non c’e’ cura, la stiamo cercando, il mio gruppo ed il mio istituto lavorano proprio sulla SLA. Facciamo trapianti su questi pazienti con staminali cerebrali, per cercare di rallentare o bloccare la malattia. E’ qui che ho idealmente incrociato ancora Hawking. Ma il percorso e’ all’inizio ed e’ lungo”.
Dopo aver ringraziato lo scienziato inglese scomparso “per averci portato con lui in questo viaggio ed averci dischiuso porte di conoscenza che sembravano chiuse da e per sempre”, il neurobiologo afferma: “a noi gente semplice, non resta che cercare di ricambiare in ogni modo possibile, ricordando e perpetuando i valori che Hawking diffondeva. Nel nostro piccolo, cercheremo di estendere, migliorare e, se possibile portare a compimento terapie cellulari per la SLA e altre malattie neurologiche. Lo dobbiamo sicuramente a lui ma lo dobbiamo alla societa’, a tutti quei pazienti che noti non sono ma che soffrono, molto e troppo spesso dimenticati nelle loro case. E’ un dovere sociale ed umano che non puo’ essere alienato. Non so se questa nostra sia la via od una delle vie giuste, ma e’ d’obbligo provare con tutte le forze, e con il supporto di tutte le forze civili, sociali, politiche, professionali. Al di fuori di ogni interesse ed ideologia. Perche’ sono i grandi ideali che fanno grandi gli uomini e grande l’umanita’ – Hawking docet”.


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