Vaccini: in Emilia Romagna obbligo di immunità per gli operatori dei reparti a rischio 

Solo gli operatori sanitari immuni da morbillo, parotite, rosolia e varicella potranno lavorare nei reparti di oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, oltre che nei pronto soccorso e nei centri trapianti dell’Emilia-Romagna.

Lo prevede un documento redatto dai medici del lavoro delle Aziende sanitarie, infettivologi ed esperti di Università e Regione e approvato dalla Giunta regionale con una delibera dopo un confronto con le organizzazioni sindacali. Nel caso in cui venga accertata l’assenza di immunità nell’operatore (medici, infermieri e ostetriche) – perché già vaccinato o per aver già avuto la malattia – e il rifiuto o l’impossibilità a sottoporsi alla vaccinazione specifica, il medico del Lavoro rilascerà un giudizio di idoneità parziale temporanea, con limitazioni a non svolgere attività sanitaria nelle aree ad alto rischio e a non prestare assistenza diretta a pazienti affetti dalle quattro patologie.

L’obiettivo, spiegano da Viale Aldo Moro, è quello di tutelare l’operatore stesso e i pazienti assistiti. Il documento è destinato sia al personale in servizio che al personale di prossima assunzione che, in caso di vittoria del concorso, dovrà soddisfare i criteri di immunità, oppure verrà destinato ad altri reparti. “Dopo aver fatto da apripista con la legge sui vaccini obbligatori per i bimbi dei nidi – spiegano il presidente, Stefano Bonaccini e l’assessore Sergio Venturi -, questo documento introduce elementi di garanzia e tutela, per chi cura e per chi è curato. E’ una questione di civiltà, e anche in questo caso speriamo di aprire la strada a livello nazionale”.