Alfie Evans: “Accanimento per la morte”

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“La lezione di Alfie: oggi l’accanimento non è terapeutico, ma per la morte. E non e’ un problema soltanto inglese”. E’ quanto sostiene il Centro Studi Rosario Livatino, formato da magistrati, docenti universitari e avvocati. “Alfie Evans, grave disabile di 23 mesi, in continuità con quanto da oltre 15 anni viene praticato in Belgio e in Olanda, ha raccontato oltre ogni dubbio – prosegue il Centro Livatino – che oggi il criterio decisivo nei confronti di chi soffre non è più nemmeno l’autonomia o l’autodeterminazione, bensì la convenienza sanitaria e sociale di sopprimere una vita qualificata come inutile.”

“Dal suo lettino Alfie, pur non parlando, ha mostrato che il vero accanimento oggi esistente non e’ quello c.d. terapeutico, ma è quello per la morte, che passa per le aule di giustizia di ordinamenti formalmente democratici. Non è un problema solo inglese: non trascuriamo che in Italia la legge 219/2017 riconosce, ai fini della permanenza in vita, ‘disposizioni’ date ‘ora per allora’, qualifica cibo e acqua come trattamenti sanitari, se somministrati per via artificiale, contiene norme pericolose per i minori e per gli incapaci, nega l’obiezione di coscienza ai medici e obbliga anche le strutture non statali”.

“La speranza, dei pazienti, dei parenti, di chi li affianca con generosità, non la danno ne’ lo Stato ne’ i giudici ne’ la legge: possono pero’ oltraggiarla e schiacciarla, come è accaduto da ultimo a Liverpool. Il piccolo Alfie sollecita tutti a impedire che ciò avvenga”, conclude la nota.