“Non più battaglie ma percorsi condivisi”. Lo afferma all’ANSA la presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, esprimendo “grande dolore” per la morte del piccolo Alfie.
Enoc si è battuta affinché il bimbo potesse essere trasferito all’ospedale della Santa Sede, possibilità negata dalla giustizia inglese. Ora, sottolinea, “bisogna iniziare una vera riflessione internazionale e mettere insieme scienziati, clinici, famiglie e istituzioni perché non si ripetano più questi scontri e battaglie ideologiche”.
“Ricevo la notizia della morte di Alfie – spiega Enoc – mentre sono in Siria con i medici del Bambino Gesù, per la formazione di una nuova generazione di medici siriani, perché ogni bambino in ogni parte del mondo merita il nostro impegno e la nostra umanità”. Enoc ricorda quindi di essere stata “coinvolta personalmente dalla vicenda di Alfie e in questo momento – afferma – provo un grande dolore per la morte di questo bambino, che è stato tanto amato da due giovani genitori molto coraggiosi, che sono contenta di aver conosciuto”.
Dalla presidente del Bambino Gesù giunge quindi un appello: “Dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme e a investire sulla ricerca scientifica perché si possa dare una possibilità a questi bambini e una risposta a queste famiglie”.
Allo stesso tempo però, sottolinea, “dobbiamo anche iniziare una vera riflessione comune, a livello internazionale: dobbiamo mettere insieme scienziati, clinici, pazienti, famiglie e istituzioni, perché non si ripetano questi scontri e queste battaglie ideologiche, ma si possano trovare percorsi condivisi che sappiano integrare la dimensione scientifica e quella umana”.
Parole di tristezza e consolazione anche da mons. Francesco Cavina, il vescovo che portò il papà di Alfie dal Pontefice e che in queste settimane si è speso per la vita del piccolo. “Questi genitori che hanno accudito, protetto e difeso il loro bambino, adesso sono accuditi, protetti e difesi dal loro figlio in cielo. Se c’è una cosa che si può dire positiva in questa vicenda è il fatto di avere risvegliato tante coscienze, di aver posto la domanda: chi e’ che ha il diritto della vita e della morte sulle persone”, dice all’ANSA.
“E’ in questi giorni nato un movimento che è bene che non muoia e si spenda per il bene della vita in qualunque contesto“, aggiunge il vescovo confermando la veglia di preghiera che era stata preannunciata per domani sera alla cattedrale di Carpi. “Si pregherà non solo per Alfie ma per la difesa della vita in tutti i contesti”.
“Ritengo che ci sia stata una carenza di umanita’. In queste situazioni occorre trovare una condivisione”, fa eco a Radio Vaticana Italia il presidente di Scienza e Vita Alberto Gambino. “Credo che non sia un caso che queste situazioni stiano avvenendo negli ospedali anglosassoni, che hanno una loro durezza in termini di applicazione dei regolamenti. Occorrerebbe recuperare il ruolo dei genitori, della famiglia in queste vicende – conclude Gambino -. Facciamo attenzione che i protocolli non prevalgano sulle relazioni umane e in questo caso sull’alleanza che ci deve essere sempre tra medico, paziente e famiglia“.


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