Il genio di Albert Einstein nel lavoro di un medico di emergenza-urgenza in un pronto soccorso. L’analogia tra l’approccio scientifico del grande fisico tedesco e quello dei camici bianchi è al centro del libro ‘Einstein in pronto soccorso’ (Aracnee Editrice) firmato dal medico Luigi Elisei.
“La filosofia della medicina d’urgenza è quella della riduzione della complessità – afferma lo scrittore all’Adnkronos Salute – di fronte ai tanti pazienti che si presentano in pronto soccorso, con una enorme varietà di problemi deve cercare di semplificarli il più possibile e nel minor tempo possibile. Einstein diceva che ‘non hai capito una cosa se non sei capace di spiegarla a tua nonna'”. “Le equazioni matematiche che descrivono le leggi fisiche della vita nel nostro universo sono di una semplicità meravigliosa, basti pensare alla più famosa di tutte, quella di Einstein, E=mc2 (sull’equivalenza tra energia e massa) – suggerisce Elisei – Il sogno di tutti i fisici è quello di trovare una ‘legge del tutto’ che descriva l’universo fisico nella sua unicità, dal tanto piccolo delle particelle subatomiche al tanto grande delle sconfinate galassie”.
“Che c’entra tutto questo con il paziente critico, per malattia acuta o per trauma grave, che entra in pronto soccorso? – si chiede lo scrittore – Anche i medici dovrebbero sempre cercare ‘una legge del tutto’ per i pazienti. Se è vero infatti che l’organismo umano è quanto di più complesso e organizzato ci sia nel mondo fisico, è altrettanto vero che il malato debba essere valutato e trattato con semplicità, cioè badando all’essenziale e rifuggendo dal complicato, ricordando sempre che il malato è ‘un tutto’ che nasconde nel tanto grave (ad esempio un grave shock emorragico) il tanto semplice di poche cose: sangue, liquidi, O2, intervento chirurgico”.
Insomma la filosofia della medicina d’urgenza è quella della riduzione della complessità, lo specialista di fronte ai tanti pazienti che si presentano in emergenza, con una enorme varietà di problemi, deve cercare di semplificarli il più possibile e nel minor tempo possibile.
“Nella medicina contemporanea, così preda delle tecnologie moderne, io penso che il valore aggiunto, ieri come oggi, lo faccia il medico – ricorda Luigi Elisei – Io sono vecchio di anni professionali, in pensione da quasi 3 anni, e ho scritto questo libro – in alcuni capitoli del quale ho trovato agganci con le più famose formule e teorie di Einstein – proprio per rimarcare che ogni diagnosi e quindi ogni decisione terapeutica, nei malati importanti, passa proprio per il vecchio metodo clinico. La diagnosi il medico deve averla pensata in testa, tra poche ipotesi, e gli esami diagnostici debbono servire solo a trovare conferma. La semplicità nella terapia è nel badare all’essenziale: molte delle patologie critiche, se si pensa all’infarto, all’ictus, alla setticemia, ai traumi maggiori, sono tempo-dipendenti: Einstein afferma che vicino alla velocità della luce il tempo si dilata, rallenta; ottima cosa per il medico e il suo paziente critico”. Il libro è un sorta di bignami delle più frequenti emergenze mediche e come tale è rivolto ai medici che lavorano nell’emergenza.
“L’originalità, se così posso dire, è che gli argomenti sono trattati in capitoli successivi seguendo le lettere dell’alfabeto dalla A alla Z – sottolinea l’autore – gli operatori dell’emergenza sono abituati al metodo dei seguenti protocolli: ‘A’ Airway Via Aerea; ‘B’ Breathing Respirazione; ‘C’ Circulation Circolazione; ‘D’ Disability Disturbi neurologici; ‘E’ Exposure Esposizione (fratture, ustioni). Gli argomenti sono trattati senza entrare nei dettagli delle tante indagini diagnostiche (se non quelle imprescindibili di base, come l’Ecg e alcuni esami di laboratorio) con la ‘presunzione’ che la diagnosi debba essere pensata solo attraverso un buon metodo clinico”. Infine, conclude il medico-scrittore: “Altro aspetto caratteristico sono gli aforismi di Einstein che entrano, talvolta, nel titolo o nel testo dei vari capitoli: solo per questo aspetto può dirsi specifico di una vita professionale. Infatti – chiosa – l’ho scritto dopo essere andato in pensione ripensando e tirando le somme di una vita professionale vissuta sempre con dedizione e pienezza personale”.


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