Dai computer prima misura degli stereotipi su donne e razza 

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Dai computer e dall’intelligenza artificiale arriva la prima “misura precisa” degli stereotipi su donne e razza e della loro evoluzione nel tempo: e’ emersa dall’analisi dei testi di quotidiani, periodici e libri pubblicati nell’ultimo secolo negli Stati Uniti, per un totale di 200 milioni di parole.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Pnas, e’ di un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Stanford guidati da Nikhil Garg e apre a nuove “intersezioni” tra l’apprendimento automatico e le scienze sociali. “La nostra ricerca mostra che gli algoritmi di apprendimento automatico non sono utili solo per classificare dati o per predire comportamenti ed eventi futuri”, ha spiegato all’Ansa Nikhil Garg, “ma possono anche guardare indietro alla storia e alle societa’ che hanno prodotto quei dati”.

“E’ un lavoro meraviglioso, da 10 e lode”, commenta per l’Ansa Walter Quattrociocchi, responsabile del laboratorio sulla scienza e la complessita’ dei dati e professore all’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia. “Lo studio e’ solido e fatto bene, una cosa che si vede raramente purtroppo. Quello che esce fuori e’ bellissimo: i cambiamenti nel linguaggio corrispondono ai cambiamenti sociali”.

I ricercatori hanno sfruttato una tecnica di apprendimento automatico che rappresenta ogni parola in uno spazio sotto forma di una freccia, la cui lunghezza, direzione e orientamento dipendono dal significato e dal modo in cui viene utilizzata nel linguaggio. Si viene cosi’ a creare una sorta di “mappa geometrica” che permette di visualizzare la relazione tra le parole: le frecce sono piu’ vicine tra loro se le parole che rappresentano vengono spesso usate insieme in una frase.

Ad esempio la freccia della XBox e’ vicina a quella della PlayStation. Le parole analizzate dal computer sono state integrate con i dati dei censimenti americani fatti negli ultimi 100 anni. Il sistema ha dimostrato di riuscire a fotografare con accuratezza la societa’ americana, dai movimenti femministi del 1960 all’immigrazione asiatica, rendendo chiaro come specifici aggettivi e occupazioni siano diventati sempre piu’ strettamente associati nel tempo con le donne o con particolari etnie.