Eutanasia, caso Alfie: “Un bimbo condannato a morte offende la medicina”

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“La determinazione con la quale la giustizia britannica si e’ appropriata della sorte del piccolo Alfie Evans, bimbo ammalato e fragile, ci inquieta e ci obbliga a proporre una seria riflessione sui rapporti tra Stato e cittadini. Il disposto giudiziario di “condanna a morte” espresso nei confronti di un piccolo fragile, affidato alle cure dei medici, che di lui per statuto deontologico dovrebbero prendersene cura stravolge il magico rapporto di alleanza medico-paziente, soprattutto se gli operatori sanitari sono poi chiamati ad essere meri esecutori di morte; offende la medicina, chiamata all’interruzione delle cure per un assurdo declamato “migliore interesse della persona”, che non coincide piu’ con la cura, ma con una sentenza capitale”.

Ad affermarlo e’ Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani. “Ritroviamo in questa posizione la piu’ grande offesa alla persona umana e la piu’ orrenda cosificazione della vita. E’ disumano staccare un figlio “inesorabilmente difettoso” dalle braccia dei genitori. E’ insopportabile interrompere e impedire quell’abbraccio d’amore tenace dei genitori nei confronti dei figli. E’ assolutamente insopportabile l’arroganza dei sani verso gli ammalati vulnerabili e bisognosi. Vanno respinte con forza quelle visioni totalitaristiche e riduzionistiche che smembrano la definizione di persona. I medici cattolici levano alta la loro voce, affinche’ ogni societa’ civile, in ogni parte del mondo, recuperi la visione integrale e completa dell’essere umano, oggi totalmente calpestata in tutta la sua dignita’. L’ingresso della tecnica nell’area degli affetti, della famiglia e della filiazione non puo’ trasformarsi in una macchina sociale, perversa e violenta, che nemmeno piu’ risponde delle conseguenze delle proprie azioni. Quel che oggi sta accadendo scardina il rapporto diretto e univoco tra genitorialita’ e figliolanza e dissolve l’assoluto diritto dei fragili di avere diritti. Il dominio dell’uomo sull’altro uomo rappresenta il piu’ grande sopruso che la societa’ dei sani sta disponendo sulla vita dei fragili”, aggiunge il presidente Boscia.

“Sono necessari – conclude – massimi interventi sociali perche’ si rimediti sul senso del rispetto della vita e si ostacoli questa deriva che non accetta piu’ mediazioni, ma produce e realizza imperative applicazioni di morte. Nessuno ha l’autorita’ di decidere o di definire “vite degne o non degne di essere vissute”: I bisogni e le vulnerabilita’ dei fragili vanno sostenuti! Tutti abbiamo la responsabilita’ e l’obbligo di affrontare, con coraggio e determinazione, tutte le possibili sfide che contrastino ogni welfare imperfetto e ogni economica ragione di Stato che, travalicando ogni limite, decreta la morte dei suoi cittadini”.