Eutanasia, caso Alfie Evans: parlano i medici inglesi

I pediatri britannici del Royal College of Pediatric and Child Health (Rcpch) intervengono oggi con una nota in difesa dell’ospedale Alder Hey di Liverpool, in cui e’ ricoverato il piccolo Alfie Evans, e delle norme che regolano nel Regno Unito la possibilita’ di staccare la spina ai bambini gravemente malati.

La nota, diffusa in queste ore dallo stesso Alder Hey, e’ firmata dal professor Russel Viner, presidente del Rcpch, che si rifiuta d’entrare per ragioni di riservatezza nel merito del caso specifico, limitandosi a descriverlo come una vicenda che “spezza il cuore dei genitori” e “coinvolge emotivamente medici e infermieri coinvolti.” Mentre si sofferma sulle regole britanniche garantendo che nel Regno decisioni di questa natura “non vengono prese a cuor leggero”, ma entro “una cornice chiara e compassionevole” stando alla quale “l’interruzione del trattamento puo’ essere valutata” se: 1) il risultato di allungare la vita del bambino e’ ritenuto “impossibile o improbabile”; 2) il prolungamento della vita puo’ causare “dolore e sofferenze inaccettabili al bambino” in questione; 3) se un bambino malato gia’ maturo (older) con un’aspettativa di vita “limitata” afferma “ripetutamente di non volere piu’ le terapia e la sua decisione e’ sostenuta da genitori e medici”.

Nella nota si scrive che dilemmi del genere sono “frequenti” e nella maggioranza dei casi sono risolti concordemente con i genitori, mentre sui media trovano spazio quelli in cui vi sono posizioni discordi. “In situazioni difficili come queste ultime, e in mezzo a una pletora di voci e di opinioni, e’ importante che il pubblico sappia come tali decisioni sono prese”, conclude Viner.