Morte in culla per 300 bimbi l’anno in Italia

MeteoWeb

Ogni anno in Italia circa 300 bambini entro il primo anno di vita sono vittima della cosiddetta ‘morte in culla’, Sids (Sudden Infant Death Syndrome). Un dato da prendere con le molle, non facile da ricostruire visto che e’ ricavato da una diagnosi presuntiva che esige l’intervento di piu’ soggetti – dai pneumologi, ai medici legali, alle forze dell’ordine – ma piu’ che utile per tenere alta l’attenzione su una sindrome ancora poco conosciuta nelle cause su cui pero’, negli ultimi venti anni, grazie a campagne mirate relative ai comportamenti virtuosi, si e’ potuto fare molto per abbassarne l’incidenza.

Il dato e’ emerso nella conferenza “Morte in culla: come abbattere il rischio. Con le famiglie, tra false notizie e verita’ scientifiche”, promossa dall’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, con l’Associazione “Semi per la Sids” e con l’intervento di Raffaele Piumelli, responsabile Centro Disturbi Respiratori nel Sonno dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e di monsignor Bruno Marie Duffe’, segretario del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Si parla di “morte in culla” quando il decesso e’ improvviso e inaspettato e rimane inspiegabile anche dopo un’indagine post-mortem completa che comprende autopsia, esame delle circostanze del decesso e revisione della storia clinica del caso. La Sids e’ tuttora la prima causa di morte tra l’eta’ di un mese e un anno perche’ altre malattie altrettanto pericolose e potenzialmente fatali vengono prevenute o curate con successo.

Dall’inizio degli anni ’90 si e’ pero’ potuto fare molto, come emerge dalla casistica americana illustrata da Piumelli. Nel ’95 negli Stati Uniti “ogni anno 6mila bambini venivano messi a dormire e il giorno dopo non si sarebbero piu’ svegliati senza che nessuno sapesse perche'”.

Grazie alle campagne di informazione nel 2015 si e’ passati a un dato molto inferiore: “meno di 3mila bambini morti all’anno”. Nel 1994 “si contavano 150 ipotesi diagnostiche” e la fascia critica e’ stata individuata tra il secondo e il quarto mese di vita. In Italia dati piu’ precisi si hanno a livello regionale. In Toscana le Sids rappresentano il 43% dei decessi con 3-4 casi attesi all’anno (1 su 10000). Ecco dunque le regole da seguire per prevenire la “morte in culla”: la posizione piu’ idonea per il neonato e’ dormire sulla schiena, su un materasso rigido senza cuscino nella stanza dei genitori ma non nel letto con loro; stop al fumo in gravidanza e nell’ambiente del bambino; tenere il neonato lontano da fonti di calore e in una temperatura ideale compresa tra i 18 e i 20 gradi; dispensare latte materno “miglior alimento” e se possibile allattare il bambino al seno.

Infine, anche l’uso del succhiotto durante il sonno dal primo mese di vita in poi puo’ ridurre il rischio di Sids. Studi recenti, secondo quanto riferito da Allegra Bonomi, presidente di Associazione Semi per la Sids, hanno evidenziato in Usa, Francia, Nuova Zelanda, Australia, Paesi Bassi e Regno Unito una diminuzione del 40-50% dei casi dopo la diffusione di questa raccomandazioni.