Vaccini: la riluttanza è alimentata da decenni di disinformazione

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Gli strascichi di fattori politici e sociali, piuttosto che cattivi genitori, potrebbero influenzare le decisioni delle persone di non vaccinare i propri bambini, secondo uno studio dell’University of Waterloo. Lo studio mostra che la storia di scandali farmaceutici, pratiche di formazione medica e una mancanza di priorità politica sulla prevenzione delle malattie che è iniziata negli anni ’60 potrebbero essere responsabili dell’apatia verso la vaccinazione, conosciuta anche come riluttanza ai vaccini, che stiamo osservando oggi.

Heather MacDougall, co-autrice dello studio e professoressa di storia presso l’University of Waterloo, ha dichiarato: “Non si tratta solo dei genitori. La storia svela problemi sistemici, come mancanza di istruzione pubblica, di accesso, di formazione e, forse soprattutto, di volontà politica per un programma nazionale di vaccinazione”.

MacDougall e la co-autrice Laurence Monnais, dell’Université de Montréal, hanno tracciato e analizzato l’adozione del vaccino contro il morbillo nel corso di tre decenni fino al 1988, poco prima della famigerata pubblicazione di Andrew Wakefield che collegava erroneamente il vaccino trivalente all’autismo. Il loro studio mostra che il fenomeno della riluttanza ai vaccini è cominciato molto prima degli anni ’90 e offre informazioni sulle forze in gioco dietro i casi attuali di riluttanza ai vaccini.

vacciniMacDougall e Monnais hanno documentato le tendenze dagli anni ’60, come il disastro del Talidomide del 1962, l’emergere di nuovi stili di genitorialità, la seconda ondata femminista e la divulgazione della medicina alternativa. Le epidemie di morbillo degli anni ’70 è ’80 hanno corrisposto ad un cambiamento verso una responsabilità individuale piuttosto che collettiva per la salute personale e la promozione della salute, secondo lo studio.

Negli anni ’90, l’attenzione nazionale e internazionale sui diritti dei bambini e sulla loro salute ha reso i genitori più predisposti a chiedersi se i loro figli avrebbero beneficiato dei vaccini. La divisione dei poteri federali, provinciali e territoriali sulla sanità ha creato uno svantaggio sistemico per il consenso necessario per sviluppare un programma di vaccinazione nazionale omogeneo.