Salute: demenza senile e deficit cognitivi con scarsa igiene orale

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Più si cresce e meno si curano i denti. L’Italia risulta al terzultimo posto per le cure odontoiatriche: va dal dentista il 45,8% della popolazione sopra i 15 anni contro una media europea del 60,1%. La percentuale scende all’aumentare dell’età: 36,1% per gli over 65, 29,2% per gli ‘over 75’. Un fenomeno che mette a rischio la Salute.

Esiste infatti una forte associazione tra perdita dei denti, scarsa Salute orale e sviluppo di deficit cognitivi e demenza nell’invecchiamento. E’ il focus al centro della tre giorni di lavori del 25esimo Congresso nazionale Cduo (Collegio dei docenti universitari di discipline Odontostomatologiche) presieduto da Antonella Polimeni.

“La perdita dei denti posteriori, tra le conseguenze dell’invecchiamento, è associata a disfagia e deficit nutrizionali, in particolare di vitamine e alimenti a valore antiossidante – aggiungono gli esperti – Allo stesso modo, la masticazione svolge un ruolo importante nella regolazione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario e nella conservazione della funzione cognitiva dipendente dall’ippocampo”.

Il tema del rapporto tra Salute orale, fragilità dell’anziano e invecchiamento attivo è al centro della tre giorni di lavori congresso nazionale Cduo che quest’anno intende sottolineare la centralità dell’odontostomatologia nel complesso delle discipline mediche attraverso quattro parole chiave: microbiota orale, malattie sistemiche, rischio e correlazione.

“L’ingresso di microorganismi del microbioma orale la deglutizione salivare o la formazione persistente di placca, ed il loro conseguente contatto con il sistema immunitario attivo nella mucosa è responsabile dell’instaurarsi di una malattia sistemica – avverte Polimeni, presidente del Congresso – Tenere in equilibrio ed in Salute le oltre 600 colonie batteriche, o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale ed i suoi habitat – denti, gengive, palato, lingua, tonsille – a loro volta – sottolinea la docente – articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’Odontostomatologia, specie con l’incedere dell’età e dell’invecchiamento che rende l’individuo fragile”.

Le cure odontoiatriche nella terza età sono spesso trascurate sia perché altre patologie più severe distolgono l’attenzione dal problema dentale, sia perché l’accesso ai trattamenti è reso difficoltoso da vari fattori, tra cui l’uso di farmaci anticoagulanti che possono far diventare anche una semplice estrazione un intervento a rischio. Tra le patologie odontoiatriche più comuni nella terza età, le malattie paradontali si legano anche alla minor igiene orale dovuta ad una non perfetta visione e a microtremori della mani.

“E, infine, parliamo dell’importanza della protesi per una persona anziana – suggeriscono gli specialisti – perché la mancanza di denti non consente di alimentarsi correttamente rischiando di aumentare i problemi di malnutrizione cui vanno incontro gli anziani e perché la malocclusione può comportare anche dolori muscolo scheletrici, senza dimenticare l’aspetto psicologico perché una bocca senza denti porta a una chiusura e alla perdita di vita sociale”.

“Le alterazioni cui il microbiota va incontro con l’invecchiamento includono una diminuzione dei firmiculates e un aumento dei bacterioides. Il mutato pattern del microbiota si correla con la fragilità alla cui base c’è proprio la condizione della Salute muscolare – spiega Francesco Landi, primario di Riabilitazione Geriatrica al Policlinico A. Gemelli di Roma – Esiste una specie di ‘loop proinfiammatorio’ dell’alterazione della flora batterica che favorisce immuno-senescenza e l’infiammazione che a sua volta è correlata con la fragilità e con la sarcopenia (la perdita di massa muscolare).

Tutto ciò significa che la relazione tra microbiota e muscolo non è solo statistica, ma che vi è un ‘cross-talk’ fra il microbiota e i vari organi e apparati – chiarisce il medico – questa correlazione implica anche che il microbiota potrebbe rappresentare un nuovo target terapeutico. È stato chiaramente dimostrato in che misura il microbiota può influenzare soprattutto il metabolismo proteico e quindi il muscolo”.

Secondo gli esperti, comprendere la stabilità o la variabilità del microbioma orale con l’età che avanza, “consentirebbe di tenere sotto controllo le alterazioni della Salute, ad esempio durante un cambiamento dietetico o un trattamento antibiotico, e in alcuni casi prevenire gravi malattie cronico infiammatorie. In particolare quando si ha a che fare con i pazienti ‘over 70’, considerati fragili perché spesso penalizzati da difficoltà di accesso alle cure odontoiatriche a causa di limitazioni funzionali, fisiche ed economiche o domiciliati con patologie debilitanti e perciò non autosufficienti”.

“In qualche modo, la composizione genetica del microbiota potrebbe rappresentare uno dei meccanismi in grado di modificare la longevità: se l’omeostasi del microbiota influenza la Salute dell’ospite e l’invecchiamento, lo sviluppo di probiotici geneticamente ingegnerizzati potrebbe rappresentare un nuovo paradigma terapeutico per promuovere un invecchiamento in Salute – conclude Landi – Una modulazione personalizzata, anche in base all’età, del microbiota potrà portare all’obiettivo di mantenere un profilo microbico tale da offrire le maggiori probabilità di prevenire la fragilità e promuovere la Salute muscolare”.