Vaccini, il veterinario: “I ‘no-vax’ non hanno scuse, nessun rischio per i pet”

MeteoWeb

Chi non vuole vaccinare il proprio animale da compagnia per paura di fantomatici rischi per la sua salute, tema che la trasmissione inglese ‘Good Morning Britain’ avrebbe voluto affrontare, ma “presente anche fra gli italiani”, non ha scuse.

“A prescindere dal fatto che anche per l’uomo è stato escluso qualsiasi legame fra vaccinazioni e autismo, in un cane o in un gatto sarebbe peraltro quasi impossibile diagnosticare un disturbo del genere, e gli studi comunque ci dicono che non ci sono pericoli di malattie neurologiche a seguito di immunizzazione” per i ‘pet’, tranquillizza Marco Melosi, presidente dell’Associazione italiana medici veterinari (Anmvi).

“Di recente – dice Melosi all’AdnKronos Salute – sono state riviste le linee guida sugli schemi vaccinali per gli animali da compagnia, ovviamente sulla base di una serie di studi sulla persistenza della risposta immunitaria, che si è notato durare a lungo. Quindi, se prima la maggior parte dei vaccini si faceva ogni anno, oggi per molti prodotti l’indicazione è passata a un richiamo ogni 3 anni. Non si parla dunque di un impegno di tempo e costi così alto”. Inoltre “alcune vaccinazioni vengono considerate obbligatorie, altre meno, e da fare in relazione alle attività dell’animale, come l’antirabbica. Un vaccino costa attorno ai 30-50 euro ed è sempre accompagnato da una visita generale di controllo in cui il veterinario accerta le condizioni di salute dell’animale. Le modifiche sono avvenute non certo perché legate a un rischio, ma al fatto che la sovravaccinazione non è necessaria se la risposta permane per più tempo di quanto si pensasse”.

Nonostante questo, evidenzia il presidente Anmvi, “nel nostro Paese siamo ben lontani dal raggiungere quella ‘immunità di gregge’ auspicabile come per gli esseri umani. Ci sono ‘buchi’ importanti e sono tornate malattie un tempo considerate scomparse come il cimurro (soprattutto con le ‘staffette’ di cani adottati al Sud che viaggiano verso il Nord verso le loro nuove famiglie) e la gastroenterite virale, o per i gatti la leucemia felina“.

Ma – ribadisce l’esperto – occorre comprendere che non è necessario vaccinare tutti gli anni, per tutte le malattie: l’immunizzazione deve rientrare in un progetto di prevenzione generale, per cui ci si reca regolarmente dal veterinario e, nell’ambito della visita, lui valuterà se e quali richiami effettuare, dopo aver appunto accertato le condizioni di salute dell’animale. Purtroppo questo messaggio stenta a passare, perché si tratta pur sempre di portare un cane sano dal ‘medico’. Ma come Anmvi stiamo lavorando affinché gli italiani acquistino consapevolezza sull’importanza di questo tipo di prevenzione”, conclude Melosi.