Bioeconomia, vale 260miliardi (8,6% del Pil) e 1,7 milioni di occupati: crescerà del 20% entro il 2030

La Bioeconomia vale oggi in Europa 2.200 miliardi annui e da lavoro a oltre 18 milioni di persone. Quella italiana – terzo mercato europeo dopo quello tedesco e francese – vale oltre 260 miliardi (8,3% del Pil) e occupa 1,7 milioni di persone. Al suo interno prevale l’Industria alimentare (51%) seguita da Agricoltura, silvicoltura e pesca (21,5%), Carta (8,9%), Tessile (6,6%), Legno (5,1%), poi i prodotti biobased farmaceutici (2,0%), chimici 1,2%, bioenergia (0,9%), biocarburanti (0,1%) e, a chiudere, gestione e recupero rifiuti biodegradabili (2%). Ma c’è di più, sta dando vita a tante startup ad alto valore aggiunto (576 le startup innovative nel settore, 7% del totale) soprattutto in Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che sono comunque regioni forti nelle start-up innovative, ma anche in Sardegna, Sicilia e Puglia. In questo giocano un ruolo importante alcuni poli universitari d’eccellenza che, insieme alla vocazione territoriale verso i settori della bioeconomia, costituiscono un driver importante per la nascita di queste imprese innovative.

<<La Bioeconomia – ha detto aprendo l’incontro Stefano Bonaccini, Governatore Regione Emilia Romagna – è un fattore di successo su cui puntare anche in termini di sostenibilità. L’Emilia e Romagna è oggi la regione più avanzata su questo fronte. Ma dobbiamo uscire da ogni visione ristretta e fare sistema>>.

<<Prioritalia, il veicolo della comunità manageriale per sviluppare intelligenza e innovazione sociale, ha coinvolto – ha detto Marcella Mallen, presidente Prioritalia – i massimi esperti del settore, le istituzioni e la business community per valorizzare i territori e connettere tutti gli attori. L’obiettivo, in linea con un delle nostre tre aree di intervento “Economia circolare ed educazione alla sostenibilità dello sviluppo”, è generare sostenibilità ambientale e crescita economica, replicare i casi di successo, mobilitare capitali, promuovere la ricerca e creare occupazione. Insomma, la bioeconomia, che ci coinvolge tutti come attori economici e sociali, è un’eccellenza italiana da conoscere e sostenere>>.

<<La produzione primaria italiana (agricoltura, allevamento, acquacoltura, produzione forestale/boschiva) – ha detto Fabio Fava docente Università di Bologna e rappresentante italiano Bioeconomia Commissione Europea e Oecd – può migliorare sensibilmente in quantità e qualità della biomassa prodotta e nella sua trasformazione in alimentari o composti biochimici, biomateriali e biocombustibili con aumento di qualità e sostenibilità. Su entrambi i fronti serve maggiore tecnologia, soprattutto quella riconducibile all’industria 4.0, ma anche una maggiore interconnessione dei settori produttivi e di trasformazione, con una valorizzazione puntuale della biodiversità sia terrestre che marina, dei servizi ecosistemici e della circolarità. Serve l’adozione della strategia nazionale, diretta a mitigare le criticità e a cogliere le opportunità non valorizzate sui territori, per creare nuove catene del valore, più lunghe e maggiormente radicate nel territorio, che consentano la rigenerazione di aree abbandonate, terre marginali e siti industriali dismessi>>.

<<Dobbiamo puntare a livello sistemico sulla Bioeconomia perché – ha affermato Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia – questo è un must a livello mondiale per una crescita sostenibile, ancor più per noi che abbiamo il plus del nostro sistema agroalimentare e culturale a livello di cibo e cucina. Serve però fare sistema, mettere tutti i vari operatori in rete e sinergia e aumentare la presenza manageriale senza la quale non si compete>>.

Come è emerso nell’incontro, la Bioeconomia garantisce sicurezza e qualità alimentare, mitiga gli inquinamenti ambientali e i cambiamenti climatici, rigenera l’ambiente, limita la perdita di biodiversità e le grandi trasformazioni nell’uso del suolo. In tutte le sue varie declinazioni a livello di produzione e consumo la Bioeconomia ha un ruolo chiave per raggiugere gli obiettivi dell’economia circolare europea che sono la riduzione del 30% nell’uso delle risorse e del 50% della produzione di gas ad effetto serra e l’ aumento del 4% dell’incremento del PIL e di 1 milione di posti di lavoro entro il 2030.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche nell’ordine nell’ordine: Andrea Segrè, presidente Fondazione Fico; Davide Viaggi, Università di Bologna; Paolo Bonaretti, direttore generale Aster e vicepresidente Cluster Agrifood; Giuseppe Scarascia Mugnozza, Università della Tuscia e EU Technology Platform on Forest Based Sector; Marco Pistocchi, Biosphere spa e Cluster tecnologico nazionale; Fabio Trincardi, Cnr e Cluster tecnologico nazionale Crescita Blu. E poi nella tavola rotonda finale Silvio Barbero, vicepresidente Slow Food; Andrea Bianchi, direttore Politiche Industriali Confindustria; Paolo Carnemolla, presidente Federbio; Ermanno Comegna, vicepresidente Fenda; Raffaele Liberali, coordinatore tavolo delle regioni per la Bioeconomia; Albino Russo, direttore generale Ancc/Coop; Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente.