Boom delle coltivazioni biologiche, ma i cereali non bastano 

Crescono le produzioni biologiche in Italia ma non quelle dei cereali, insufficienti a soddisfare tutte le richieste del mercato. A rilevarlo sono Confagricoltura e Italmopa, Associazione Industriali Mugnai d’Italia, in un incontro a Cibus 2018.

Colpa dell’elevata frammentazione della superficie colturale, inadeguata alle esigenze dell’industria, per qualità e costanza degli approvvigionamenti in volume e nella tempistica. Lo scorso anno sono stati convertiti al biologico oltre 300 mila ettari, ma nella produzione di grano in particolare, si registra ancora un deficit quantitativo. Con una differenza, se per il grano bio ad uso umano si e’ vicini alla quasi totale copertura del fabbisogno dell’industria di prima trasformazione con circa il 95%, a mancare e’ quello ad uso animale.

“E’ tempo di organizzarsi – ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti l’agricoltura bio non è più un settore di nicchia, dato che rappresenta il 14,5% della Superficie agricola utilizzata nazionale e di sviluppare principi etici e produttivi come il rispetto della biodiversità“.

In questo senso, secondo Giansanti si potrebbero valorizzare su scala più ampia le produzioni di grani antichi tipici del metodo biologico, garantendo anche la libertà di commercializzazione del grano ‘Senatore Cappelli’, oggi monopolizzato da un’unica azienda sementiera.

A proposito di grani antichi, secondo il vice presidente Italmopa Silvio Grassi,è indispensabile un aggiornamento e un’armonizzazione delle norme sementiere sulle varietà da conservazione. La valorizzazione del made in Italy bio deve anche arrivare a prevedere centri di stoccaggio dedicati”. Tutto questo, secondo produttori e industria, non può che passare per un accordo con tutta la filiera.