Cardiologi: 1 milione di pazienti non accede a procedure senza cicatrici

I progressi scientifici e tecnologici nel campo dell’interventistica cardiovascolare “hanno contribuito sensibilmente a garantire il mantenimento e il miglioramento dello stato di Salute della popolazione. Oggi ci sono evidenze scientifiche indiscutibili che dimostrano che le tecniche interventistiche percutanee mini-invasive sono sicure, efficaci costituendo così lo standard di cura da garantire ai pazienti.

Eppure ancora un terzo dei pazienti, circa 1 milione di persone, non hanno accesso a queste procedure ‘senza cicatrici’, per mancata applicazione delle raccomandazioni internazionali con significative disparità territoriali legate alla frammentazione a livello regionale del Ssn”. E’ la denuncia della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), che oggi a Roma ha promosso la terza edizione di ‘Think Heart with Gise’.

“L’Italia può vantare grande esperienza e professionalità nell’area della cardiologia interventistica, che si può definire di eccellenza – ha affermato Giuseppe Tarantini, presidente Gise – Tuttavia è ancora necessario lavorare per favorire un accesso più allargato alle metodiche percutanee mininvasive che al momento, nel nostro Paese, sono ancora sottoutilizzate rispetto alla media degli altri Paesi europei, ponendo l’Italia non ancora ai primi posti in questo settore, con conseguente sotto-trattamento dei pazienti”.

Secondo i cardiologi le cause della disomogeneità di trattamento e di accesso agli standard minimi di cura sono: la frammentarietà dei meccanismi di finanziamento, l’assenza di appropriati meccanismi di codifica e rimborso e la mancanza di una chiara governance regionale in materia di innovazione tecnologica.

Gise intende quindi “stimolare il dibattito su questo tema con le diverse istituzioni presenti al tavolo di discussione presentando un percorso strategico (una roadmap) con cui promuovere la risoluzione delle barriere precedentemente elencate”.

In sintesi la roadmap prevede: il rilancio dell’attività di supporto alla diffusione delle Linee guida ministeriali sulla codifica, alla luce della ripartenza del Progetto It-DRG da parte dell’Iss; pubblicare e promuovere la diffusione di Linee Guida Gise; lavorare all’accreditamento delle società scientifiche all’interno del Piano nazionale esiti e del piano nazionale Hta, attraverso un’interlocuzione diretta con Agenas; rafforzare la posizione di Gise a livello istituzionale e la sua presenza ai tavoli decisionali regionali e nazionali; contribuire ad una corretta diffusione delle informazioni sull’impatto clinico, sociale ed economico delle patologie strutturali cardiache a tutti gli interlocutori (decisori e pazienti).

Infine, identificare mediante il confronto con le istituzioni le modalità di trattamento del paziente (percorsi diagnostico-terapeutici) che garantiscano appropriatezza clinica e gestionale con livelli di cura omogenei su tutto il territorio italiano.